Europa e Mondo
Malattie infettive
14/07/2026

Gonorrea, Ecdc: casi record in Europa e sorveglianza delle resistenze da rafforzare

Il rapporto sull'attuazione del Piano europeo 2019 evidenzia progressi nelle linee guida, ma segnala criticità nella sorveglianza microbiologica e nel monitoraggio dei fallimenti terapeutici

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La gonorrea continua a crescere in Europa e la resistenza agli antibiotici rischia di compromettere la capacità di controllo dell'infezione. È il quadro delineato dal nuovo rapporto dell'European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), che ha valutato l'attuazione del Piano europeo di risposta del 2019 per contrastare le forme di gonorrea multiresistenti ed estesamente resistenti agli antibiotici nel periodo 2019-2023. I numeri confermano la dimensione del problema: nel 2024 nei Paesi dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo sono stati notificati oltre 106mila casi confermati di gonorrea, il dato più alto dall'avvio della sorveglianza europea. Un aumento che assume particolare rilevanza perché la capacità di Neisseria gonorrhoeae, il batterio responsabile dell'infezione, di sviluppare resistenze rende sempre più complessa la gestione clinica dei pazienti. Il principale timore riguarda la possibile diffusione di ceppi resistenti alla ceftriaxone, attualmente il trattamento di riferimento per la gonorrea. Un'eventuale perdita di efficacia dell'antibiotico potrebbe tradursi in un aumento delle complicanze, una maggiore trasmissione dell'infezione e una progressiva riduzione delle opzioni terapeutiche disponibili.

Dal rapporto Ecdc emerge un quadro "a luci e ombre". Da una parte alcuni indicatori mostrano miglioramenti, soprattutto nell'adozione delle linee guida terapeutiche; dall'altra, la sorveglianza microbiologica presenta segnali di indebolimento, proprio mentre sarebbe necessario rafforzarla per intercettare tempestivamente le nuove resistenze. Tra le criticità principali c'è il calo della capacità di monitorare la sensibilità agli antibiotici. La partecipazione dei Paesi al programma europeo Euro-Gasp (European Gonococcal Antimicrobial Surveillance Programme) è scesa dall'83,9% del 2019 all'80% nel 2023, mentre i laboratori coinvolti nei programmi di valutazione esterna della qualità sono passati da 28 a 24. Restano inoltre differenze territoriali, con lacune più evidenti in alcune aree dell'Europa centrale e orientale. Anche l'accesso agli esami microbiologici risulta ridotto. La quota media di cliniche dedicate alle infezioni sessualmente trasmesse in grado di effettuare colture batteriche e test di sensibilità agli antibiotici è diminuita dal 97,3% all'82,6%. Parallelamente, la percentuale di casi sottoposti a coltura e antibiogramma è scesa dal 38,5% al 29,5%. Una delle ragioni è legata alla crescente diffusione dei test molecolari NAAT, oggi fondamentali per una diagnosi rapida ma non in grado di fornire isolati batterici utili per valutare le resistenze. A questo si aggiungono altri ostacoli segnalati dai Paesi europei: carenza di reagenti e materiali, costi elevati, risorse finanziarie insufficienti e difficoltà infrastrutturali dei laboratori. Nonostante queste criticità, gli isolati inviati al programma Euro-Gasp sono aumentati, passando da 4.166 nel 2019 a 5.269 nel 2023. Secondo l'Ecdc, però, il dato è determinato soprattutto da alcuni Paesi che hanno ampliato la raccolta dei campioni durante tutto l'anno e non elimina quindi le preoccupazioni sulla rappresentatività complessiva della sorveglianza.

Sul fronte dei dati epidemiologici si registra qualche miglioramento: la completezza delle informazioni raccolte è salita dall'83,2% all'86,1%. Restano tuttavia lacune importanti, soprattutto sulla modalità di trasmissione dell'infezione, disponibile soltanto per circa la metà dei casi. Una carenza che limita la possibilità di identificare con precisione i gruppi maggiormente esposti e di programmare interventi mirati. Più favorevole è invece il quadro relativo alle raccomandazioni terapeutiche. Nel 2023, 27 Paesi su 30 disponevano di linee guida per la gestione della gonorrea coerenti con le indicazioni europee del 2020, basate principalmente sull'utilizzo della ceftriaxone. Nel 2019 l'aderenza alle raccomandazioni europee riguardava il 73,1% dei Paesi. Rimane però da verificare quanto queste indicazioni vengano applicate nella pratica clinica. Solo poco più della metà dei Paesi è stata in grado di fornire una stima della quota di pazienti trattati correttamente e, tra quelli con dati disponibili, l'aderenza media è scesa dal 93,2% del 2019 al 78,1% del 2023. Un ulteriore punto critico riguarda il monitoraggio dei fallimenti terapeutici. Nel 2023 non sono stati segnalati all'Ecdc casi verificati di mancata risposta al trattamento, ma il rapporto sottolinea come questo dato possa riflettere una capacità insufficiente di individuazione e segnalazione piuttosto che una reale assenza del fenomeno. Solo il 46,7% dei Paesi dichiara infatti di avere sistemi in grado di raccogliere e trasmettere queste informazioni. Nel corso del 2023 sono stati comunque identificati sei isolati resistenti alla ceftriaxone, provenienti da Norvegia, Belgio e Regno Unito. Un segnale che, secondo l'Ecdc, conferma la necessità di integrare rapidamente dati microbiologici, clinici ed epidemiologici per individuare i ceppi più problematici e attivare il tracciamento dei contatti. Anche sul fronte delle strategie nazionali il quadro resta incompleto. I Paesi che hanno inserito la gonorrea multiresistente o estesamente resistente all'interno di un piano specifico o di una strategia più ampia sono aumentati dal 23,1% al 30%, ma la quota resta ancora minoritaria.

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