Europa e Mondo
Morbillo
14/07/2026

Morbillo, l'Inghilterra torna a preoccupare. Gli esperti: recuperare le coperture vaccinali

I casi aumentano nel Regno Unito e l'Oms ha revocato lo status di Paese "measles free". Pregliasco e Ciccozzi: coperture vaccinali insufficienti

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Sono già 883 i casi di morbillo confermati in Inghilterra nei primi sei mesi del 2026 e tre le vittime registrate dall'inizio dell'anno. Numeri che hanno quasi raggiunto il totale dell'intero 2025 e che riaccendono i riflettori su una malattia prevenibile ma ancora capace di provocare ricoveri e decessi quando le coperture vaccinali si abbassano. Gli specialisti invitano a non sottovalutare il fenomeno: il Regno Unito rappresenta un campanello d'allarme anche per gli altri Paesi. Secondo l'ultimo aggiornamento dell'Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria (Ukhsa), diffuso il 6 luglio, oltre la metà dei casi registrati quest'anno è concentrata a Londra, mentre il 17% interessa le West Midlands e il 10% il Nord Ovest dell'Inghilterra. Più del 60% delle infezioni riguarda bambini sotto i 10 anni. Per contenere la diffusione del virus, il National Health Service (Nhs) ha avviato una campagna di recupero vaccinale rivolta ai bambini tra i 2 e gli 11 anni che non hanno completato il ciclo di immunizzazione contro morbillo, parotite e rosolia. L'obiettivo è raggiungere circa un milione di famiglie.

A preoccupare è soprattutto il livello delle coperture vaccinali. I dati relativi ai primi tre mesi del 2026 indicano che solo l'84,1% dei bambini di cinque anni ha completato il ciclo vaccinale, una quota ben lontana dal 95% raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità per interrompere la circolazione del virus. Proprio all'inizio dell'anno l'Oms ha revocato al Regno Unito lo status di Paese "measles free", perso a causa del ristagno delle coperture e della ripresa dei contagi. Per Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'Università degli Studi di Milano, quanto sta accadendo rappresenta "uno dei segnali più evidenti di quanto siano fragili i successi della sanità pubblica". "Una malattia che consideravamo sotto controllo sta riemergendo non perché il vaccino non funzioni, ma perché troppe persone non sono protette", osserva l'esperto. Il Regno Unito, però, non è l'unico fronte aperto. Pregliasco richiama anche la situazione del Bangladesh, dove dalla metà di marzo sono stati registrati oltre 50mila casi sospetti e più di 400 decessi sospetti, in gran parte tra bambini sotto i cinque anni. Un'epidemia che ha spinto l'Oms, insieme a Unicef e Gavi, a sostenere una campagna straordinaria di vaccinazione. "Questi dati dimostrano che nessun Paese può considerarsi definitivamente al sicuro", sottolinea Pregliasco. "Il morbillo è una delle malattie infettive più contagiose conosciute e basta una riduzione delle coperture vaccinali per consentire al virus di tornare rapidamente a circolare". Da qui il richiamo a recuperare i soggetti non vaccinati, rafforzare la sorveglianza epidemiologica e contrastare la disinformazione. Sul ruolo dell'esitazione vaccinale insiste anche Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell'Università Campus Bio-Medico di Roma. Secondo l'esperto, il fenomeno è alimentato da molteplici fattori: dalla ridotta percezione del rischio delle malattie infettive alla paura degli effetti collaterali, fino alla diffusione di informazioni non corrette, amplificata durante la pandemia di Covid-19. Una dinamica che, ricorda, ha contribuito a compromettere il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni sanitarie.

Il tema è tornato d'attualità anche in Italia dopo il recente caso di morbillo che ha coinvolto un candidato al concorso per magistratura ordinaria svoltosi alla Fiera di Roma, episodio che ha portato all'attivazione delle procedure di sorveglianza sanitaria per i possibili contatti. Per Ciccozzi, ricostruire la fiducia nelle vaccinazioni richiede interventi che vadano oltre le campagne di comunicazione. Servono, osserva, investimenti continui, trasparenza istituzionale, coinvolgimento delle comunità e strategie di lungo periodo capaci di rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari. "La fiducia è l'infrastruttura invisibile della sanità pubblica", conclude l'epidemiologo. "Senza di essa anche gli interventi più efficaci rischiano di non raggiungere il loro potenziale".

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