Dopo l'accantonamento del decreto sulla riforma della medicina generale, si è aperto un confronto tra Ministero della Salute, Regioni e organizzazioni sindacali dei medici di famiglia sul futuro dell'assistenza territoriale e delle Case di Comunità.
Lo SNAMI ha riferito di aver incontrato il presidente del Comitato di Settore, Marco Alparone, e il capo di Gabinetto del Ministero della Salute, Marco Mattei, per discutere dell'atto di indirizzo relativo alla medicina generale. Secondo il sindacato, l'incontro ha rappresentato un'importante occasione di dialogo istituzionale sui temi strategici che riguardano il futuro della professione e dell'assistenza territoriale.
"Esprimiamo soddisfazione per il clima di ascolto e di confronto che ha caratterizzato l'incontro odierno", ha dichiarato Simona Autunnali, tesoriere nazionale SNAMI. Secondo il sindacato, l'accantonamento del decreto Schillaci consente di riaprire una riflessione sulle esigenze della medicina generale e sulla valorizzazione del ruolo dei medici di famiglia all'interno del Servizio sanitario nazionale.
Sulla stessa linea il vicepresidente nazionale Fabrizio Valeri, che ha definito positivo il proseguimento del confronto sui contenuti, sottolineando la necessità di garantire sostenibilità organizzativa, attrattività professionale e qualità dell'assistenza.
Anche il Sindacato Medici Italiani (SMI) ha partecipato a un'audizione presso il Ministero della Salute alla presenza di Mattei e Alparone. Secondo il sindacato, nel corso dell'incontro è stato confermato che non vi sarà alcuna decretazione d'urgenza per la riforma della medicina generale e che il decreto legge ipotizzato è stato archiviato.
SMI riferisce inoltre che il percorso individuato prevede ora la definizione di un nuovo Accordo collettivo nazionale, preceduto da un atto di indirizzo delle Regioni. Il sindacato si attende una convocazione presso la SISAC già nei prossimi giorni.
Nel corso dell'incontro, SMI ha ribadito la propria posizione favorevole all'istituzione della scuola di specializzazione universitaria in medicina generale e la contrarietà al ruolo unico, al debito orario obbligatorio per i medici di medicina generale e alla retribuzione per obiettivi.
Il sindacato ha inoltre proposto che l'eventuale attività nelle Case di Comunità venga svolta su base volontaria e retribuita come prestazione aggiuntiva. "Per noi non bisogna parlare di debito orario ma di prestazione oraria aggiuntiva", ha dichiarato Pina Onotri, segretaria generale SMI.
Secondo SMI, resta da chiarire quale sarà il contenuto dell'atto di indirizzo in preparazione da parte delle Regioni. Il sindacato ha espresso preoccupazione per l'eventuale mantenimento di ore obbligatorie nelle Case di Comunità e della retribuzione per obiettivi, temi sui quali ha confermato la propria contrarietà.