Coinvolgere i sindacati nella revisione delle norme che regolano le incompatibilità dei medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale. È la richiesta avanzata da Cimo-Fesmed dopo la proposta del ministro della Salute Orazio Schillaci di consentire ai medici ospedalieri di prestare attività, su base volontaria e al di fuori dell'orario di servizio, anche nelle Case di comunità. Per la Federazione, il superamento degli attuali vincoli rappresenta un tema da affrontare, ma qualsiasi modifica dovrà passare attraverso un confronto con le rappresentanze della dirigenza medica e sanitaria. Un passaggio ritenuto indispensabile in una fase in cui cresce la pressione sulle Regioni per rendere operative le strutture territoriali previste dal Pnrr.
"Chiediamo al Ministero e alle Regioni di coinvolgere i rappresentanti dei medici dipendenti del Ssn in qualsiasi progetto di revisione delle incompatibilità, in modo da poter offrire un contributo costruttivo", afferma Guido Quici, presidente di Cimo-Fesmed. La presa di posizione arriva mentre il dibattito sulla carenza di personale nelle Case di comunità si intreccia con la ricerca di nuove soluzioni organizzative. Tra queste, l'ipotesi avanzata dal ministro Schillaci di permettere ai medici ospedalieri di svolgere attività aggiuntive nelle strutture territoriali. Sul merito della proposta il giudizio del sindacato è positivo. "Si tratta di una richiesta che abbiamo avanzato più volte, nell'ottica di quella liberalizzazione della professione medica che da sempre è un mantra della nostra organizzazione sindacale", sottolinea Quici. Secondo la Federazione, le incompatibilità oggi previste risultano eccessivamente rigide e finiscono per ridurre l'attrattività del lavoro nel servizio pubblico.
L'apertura, tuttavia, non significa un via libera incondizionato. Cimo-Fesmed teme che la necessità di rispettare le scadenze legate al Pnrr possa portare a interventi emergenziali senza una reale condivisione con i professionisti interessati. "Non accetteremo alcun impianto calato dall'alto e imposto esclusivamente per rendere operative le Case di comunità entro il 30 giugno", avverte Quici. "Sono quattro anni che si conosce tale scadenza: non possono essere sempre i medici ospedalieri a dover mostrare piena responsabilità dinanzi a ritardi e inadempienze altrui".