Il ministro della Salute Orazio Schillaci apre alla possibilità di coinvolgere gli specialisti del Servizio sanitario nazionale nelle Case di comunità attraverso il superamento di alcune incompatibilità attualmente previste.
"Per le Case di Comunità ci servono altri specialisti. Su questo stiamo pensando di togliere alcune incompatibilità che oggi credo sarebbe giusto non avere, perché se uno specialista in Neurologia o uno specialista in Geriatria che lavora in un ospedale pubblico vuole, al di fuori dell'orario di lavoro e su base volontaria, lavorare e visitare pazienti portando il suo contributo professionale all'interno della medicina territoriale, io credo che questo dovrebbe essere permesso", ha affermato Schillaci in un'intervista trasmessa durante l'evento Healthcare & Pharma Talk in corso a Roma.
Il ministro ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare gli organici delle strutture territoriali. "Ma servono anche infermieri e altri operatori sanitari. Abbiamo anche l'idea di far sì che la parte della psichiatria possa entrare nelle Case di comunità. Il nostro è un progetto che vuole modernizzare la sanità", ha dichiarato.
Sul completamento della rete prevista dal Pnrr, Schillaci ha ribadito l'obiettivo di rendere operative le Case di comunità entro la scadenza del 30 giugno. "Vogliamo rispettare le tempistiche. Il nostro obiettivo, condiviso con le Regioni e con il Governo, è quello di far sì che al 30 giugno le Case di Comunità siano pronte per accogliere e curare i pazienti e fare quel tipo di sanità per la quale sono state pensate".
Per raggiungere questo obiettivo, il ministro ha annunciato un confronto con le Regioni e con i rappresentanti della medicina generale. "A breve incontreremo la loro rappresentanza e credo che lavorando insieme con loro e con le Regioni riusciremo a trovare, per questa data così importante, una prima definizione".
Schillaci ha infine ribadito che la riforma in discussione non riguarda esclusivamente i medici di famiglia. "È una riforma che guarda la medicina territoriale, che vuole avere una medicina più moderna, più proattiva, più basata sulla prevenzione che sulla cura". Secondo il ministro, una volta avviate le Case di comunità sarà possibile valutare "cambiamenti anche più impattanti" nell'organizzazione dell'assistenza territoriale.