La terapia genica con tecnologia CRISPR-Cas9 è efficace e sicura per il trattamento di beta-talassemia e anemia falciformanche nei bambini di età compresa tra 5 e 11 anni. È quanto dimostrano dai risultati di due studi internazionali di fase 3 — CLIMB THAL-141 e CLIMB SCD-151 — pubblicati sul New England Journal of Medicine, che vedono l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù tra i principali centri coinvolti.
Il dato clinicamente rilevante è duplice: nei pazienti con beta-talassemia trasfusione-dipendente, tutti hanno raggiunto l'indipendenza trasfusionale per almeno 12 mesi consecutivi e nei pazienti con anemia falciforme, tutti i ragazzi sono risultati liberi da crisi vaso-occlusive per lo stesso periodo, senza ricoveri correlati alla malattia.
Beta-talassemia e anemia falciforme sono le due emoglobinopatie ereditarie più diffuse al mondo, entrambe causate da mutazioni dei geni coinvolti nella sintesi dell'emoglobina. Nelle forme gravi di beta-talassemia, la ridotta o assente produzione delle catene beta rende necessarie trasfusioni periodiche per tutta la vita, con conseguente sovraccarico di ferro che richiede terapia chelante. Nell'anemia falciforme, l'alterazione strutturale dell'emoglobina genera globuli rossi a morfologia falciforme che occludono il microcircolo, determinando crisi vaso-occlusive dolorose e danno d'organo progressivo e cumulativo. In Italia si stimano circa 6.000 pazienti con talassemia e circa 2.000 con anemia falciforme.
La tecnologia CRISPR-Cas9 agisce come una "forbice molecolare" sulle cellule staminali emopoietiche autologhe del paziente, modificando in modo mirato il gene BCL11A, responsabile della soppressione post-natale della produzione di emoglobina fetale. La sua inattivazione riattiva la sintesi di emoglobina fetale, una forma in grado di compensare il difetto molecolare alla base di entrambe le patologie. Le cellule modificate vengono reinfuse dopo un condizionamento mieloablativo con busulfano, necessario a creare spazio nel midollo osseo per l'attecchimento. Gli studi sono stati promossi da Vertex Pharmaceuticals.
La terapia è attualmente approvata in Italia per i pazienti fino a 35 anni di età con età minima di 12 anni; i dati pubblicati costituiscono la base per una potenziale estensione dell'indicazione alla fascia 5-11 anni. Il profilo di sicurezza nei bambini di 5-11 anni è risultato coerente con quello osservato negli studi precedenti su fasce d'età superiori e con quanto atteso per il condizionamento mieloablativo. Gli eventi avversi più rilevanti sono stati correlati principalmente al busulfano utilizzato nella fase preparatoria.
Il razionale dell'estensione alla fascia pediatrica più giovane è esplicitato dal prof. Franco Locatelli e dal dott. Mattia Algeri, che hanno seguito i pazienti al Bambino Gesù: «Questi risultati dimostrano che l'editing del genoma può essere utilizzato con successo anche nei bambini sotto i 12 anni di età, offrendo la possibilità di intervenire prima che la malattia determini danni d'organo irreversibili. Si tratta di un passo importante verso l'estensione di terapie potenzialmente curative a una fascia di pazienti che fino a oggi aveva opzioni terapeutiche limitate».