Lo stop alla riforma della medicina generale rischia di lasciare irrisolte le principali criticità del settore. È la posizione espressa dallo SNAMI, che interviene dopo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore sul possibile assetto della medicina di famiglia successivo all'accantonamento del progetto di riforma.
«Se le indiscrezioni che stanno emergendo in queste ore dovessero trovare conferma, ci troveremmo di fronte a un risultato che rischia di scontentare tutti e di non risolvere alcuno dei problemi strutturali della medicina generale italiana», afferma Simona Autunnali, tesoriere nazionale SNAMI.
Secondo il sindacato, l'ipotesi di mantenere l'obbligo delle sei ore nelle Case di Comunità senza intervenire sugli altri aspetti della riforma rischia di aggravare le criticità già esistenti.
«Se davvero dovessero scomparire la specializzazione universitaria in Medicina Generale, il superamento delle attuali criticità organizzative e ogni ipotesi di evoluzione del sistema, mentre restano il ruolo unico e concediamo un obbligo orario generalizzato di sei ore nelle Case di Comunità erga omnes, non vediamo alcuna vittoria», dichiara Fabrizio Valeri, presidente nazionale SNAMI.
Tra i punti contestati vi sono il mancato avvio di una specializzazione universitaria dedicata alla medicina generale, il mantenimento del ruolo unico e l'introduzione di un obbligo orario generalizzato nelle Case di Comunità.
«Da una parte si rinuncia alla specializzazione universitaria, che avrebbe finalmente garantito alla Medicina Generale pari dignità accademica rispetto alle altre discipline mediche. Dall'altra si conserva il ruolo unico, una norma che abbiamo contestato fin dalla sua introduzione perché genera disparità, confusione organizzativa e penalizzazioni soprattutto per le nuove generazioni di medici», afferma Pasquale Orlando, segretario nazionale SNAMI.
Secondo il sindacato, resta inoltre irrisolta la questione della carenza di medici di famiglia. «L'Italia continua a perdere professionisti, i pensionamenti aumentano e sempre meno giovani scelgono questo percorso», sottolinea Autunnali.
Per SNAMI servirebbero invece investimenti sulla formazione, tutele professionali e modelli organizzativi ritenuti più sostenibili. «SNAMI continuerà a sostenere la necessità di una vera riforma della Medicina Generale, fondata sulla specializzazione universitaria, sul superamento del ruolo unico e su modelli organizzativi che valorizzino il lavoro dei medici senza svuotare gli studi territoriali», conclude il sindacato.