È stato sviluppato un vaccino a mRNA contro il virus Andes che, nei modelli animali, ha fornito protezione completa con una singola dose. I risultati, pubblicati su The Lancet, rappresentano un progresso significativo nella prevenzione di una patologia emergente caratterizzata da trasmissibilità interumana e alta mortalità. Lo studio, sostenuto dal National Institutes of Health, è orientato verso la fast-track dei vaccini nei trial clinici umani.
Gli hantavirus si trasmettono tipicamente attraverso il contatto con roditori infetti, ma il virus Andes si distingue per la sua capacità di trasmissione diretta da persona a persona attraverso tosse e contatto stretto. L'evento scatenante che ha riportato il virus all'attenzione della sanità pubblica è stato lo scoppio a bordo della nave da crociera olandese MV Hondius nel maggio 2026: 13 persone infette, tre decessi. Poiché le persone possono trasmettere il virus prima dei sintomi, individuare i casi e isolare i contatti diventa più difficile rendendo la diagnosi precoce e l'isolamento strumenti imprescindibili, ma fragili, di controllo dell'infezione.
I ricercatori avevano precedentemente sviluppato formulazioni a mRNA che offrivano protezione animale con regime a due dosi. Riconoscendo che un'epidemia internazionale in rapida evoluzione non permette ai pazienti di aspettare settimane tra una dose e l'altra, il team ha ritestato i vaccini per determinare se una singola dose fosse efficace.
Nel testare i vaccini su un modello animale che imita una malattia umana, una singola dose ha fornito protezione del 100% contro una dose letale del virus. Il vaccino ha innescato una potente risposta immunitaria, creando anticorpi protettivi in appena 14 giorni. Anche quando i ricercatori hanno ridotto significativamente il dosaggio a una frazione della quantità originale, i risultati sono rimasti significativi. Cruciale il dato sulla robustezza della risposta: anche una frazione della dose originale ha fornito una importante protezione. Tutti gli animali vaccinati non hanno mostrato segni di malattia né perdita di peso. Un mese dopo l'infezione, il virus è risultato completamente assente dai tessuti. Il passaggio successivo — attualmente in corso — è la valutazione clinica umana per accelerare il percorso regolatorio.
Un elemento che emerge per una possibile applicazione clinica è il periodo di incubazione relativamente lungo prima della presentazione della malattia grave che offre un intervallo di tempo che potrebbe essere sfruttato per una vaccinazione dopo l'esposizione al virus. I ricercatori ipotizzano che, se somministrati rapidamente ai contatti ad alto rischio, i vaccini potrebbero fungere da "starter" immunitario sufficientemente veloce da intercettare il virus prima della sua attiva replicazione prevenendo sia malattia che trasmissione secondaria. Nel contesto specifico della nave da crociera, questo meccanismo potrebbe rappresentare una misura complementare per contenere la diffusione di una malattia caratterizzata da trasmissione tra persone e potenziale diffusione su larga scala.
Rimangono aperti interrogativi sulla durata dell'immunità, sulla fattibilità pratica della somministrazione in contesti di rapide epidemie e sulla risposta immunitaria in popolazioni con background epidemiologico variabile; tuttavia, i dati preclinici forniscono una base biologica solida per il progresso verso le future fasi cliniche.
Matteo Vian