Dieci milioni di italiani convivono con il dolore cronico. Una patologia riconosciuta a livello internazionale che in Italia si scontra con una disomogeneità assistenziale strutturale: quali terapie sono rimborsate, quante strutture esistono, se lo specialista sia presente o meno dipende dalla regione, e talvolta dall'ospedale, in cui il paziente risiede. È l'allarme rilanciato dalla SIAARTI, Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, che richiede un atto normativo vincolante che metta fine alla frammentazione oggi esistente nella cura del dolore cronico.
Arturo Cuomo, Direttore SC Anestesia e Rianimazione e Terapia Antalgica dell'IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, chiarisce la natura della condizione: "Il dolore cronico non è un sintomo: è una malattia. Il dolore cronico coinvolge la sfera psicologica, relazionale e lavorativa della persona, determinando frequentemente condizioni di vera e propria disabilità dolorosa." Le ricadute sistemiche includono perdita di produttività, accessi impropri al pronto soccorso e utilizzo di terapie non appropriate — con un costo economico che SIAARTI definisce equivalente a quello umano.
La legge 38 del 2010 riconosce formalmente la terapia del dolore come specialità medica autonoma. Ma il passaggio dalle norme alla realtà rimane, secondo SIAARTI, incompleto e diseguale. Un ostacolo trasversale è la difficoltà a codificare il fenomeno. Come osserva Silvia Natoli, responsabile Area culturale SIAARTI Dolore e cure palliative: "Il dolore cronico non si vede, non lascia tracce evidenti, non finisce sui referti. Ed è proprio questa sua invisibilità che rende così difficile conferirgli l'attenzione dovuta sul piano istituzionale." La mancanza di una codifica della patologia rende di fatto impossibile misurare il volume reale di accesso alle strutture specialistiche e orientare di conseguenza la programmazione sanitaria.
Antonino Giarratano, past president SIAARTI e componente del Comitato Tecnico Sanitario del Ministero della Salute sottolinea: "Come SIAARTI abbiamo dimostrato negli anni la capacità di produrre documenti tecnici di alto livello. Ma il nodo vero è un altro: tutto ciò che produciamo sarà recepito dalla Conferenza Stato-Regioni? Diverrà un decreto che imponga l'omogeneizzazione sul territorio nazionale? Perché altrimenti chi lavora sul campo è costretto a cercare nei codici esistenti quale assomiglia di più alla procedura che sta eseguendo, senza riconoscimento e senza logica. La crescente domanda assistenziale richiede specialisti adeguatamente preparati, ma oggi i percorsi formativi nelle scuole di specializzazione risultano ancora insufficienti rispetto alla complessità clinica e organizzativa della disciplina."
Sul piano operativo, Franco Marinangeli, Ordinario di Anestesia e Rianimazione all'Università dell'Aquila, indica come: "La società scientifica deve dare linee di indirizzo e portarle al ministero. Dopodiché, dentro ogni ospedale, è il direttore generale che con l'atto aziendale decide se istituire un reparto di terapia del dolore. Oggi il primo obiettivo è rialzare l'attenzione sul tema e fare in modo che i documenti che produciamo arrivino a una soluzione concreta."
La SIAARTI si dichiara disponibile a collaborare con il Ministero della Salute alla redazione di un decreto che obblighi tutte le Regioni ad applicare un modello uniforme per la terapia del dolore, con strutture accreditate e tariffe omogenee. Le richieste includono: inserimento del dolore cronico tra le patologie del Piano Nazionale della Cronicità; presenza garantita dello specialista nelle Case di Comunità Hub; adeguamento dei tariffari regionali per il riconoscimento delle terapie innovative e mininvasive; rafforzamento dei percorsi formativi nelle scuole di specializzazione.
Conclude Cesare Bonezzi, Senior Consultant dell'Unità di Terapia del Dolore degli IRCCS Maugeri di Pavia: "Garantire a chi soffre di dolore cronico lo stesso accesso alle cure indipendentemente dalla regione in cui vive non è una questione organizzativa. È una questione di equità."