L'epidemia di Ebola causata dal virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo, con casi confermati anche in Uganda, potrebbe superare i 20.000 casi entro tre mesi negli scenari più sfavorevoli. È quanto emerge da una modellizzazione pubblicata dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi.
Secondo l'analisi, il focolaio attualmente in corso è già il più grande mai registrato per il virus Bundibugyo. Gli autori avvertono che, in assenza di un rafforzamento delle misure di sanità pubblica, l'epidemia avrebbe il potenziale di diventare una delle più grandi epidemie di Ebola mai documentate.
Il modello ha simulato diversi scenari basati sul grado di identificazione, isolamento e trattamento dei pazienti sintomatici. Nello scenario con bassi livelli di isolamento, pari al 20% dei casi entro due giorni dall'insorgenza dei sintomi, la probabilità che il focolaio superi i 20.000 casi entro tre mesi raggiunge il 65%.
Al contrario, se circa il 70% dei pazienti sintomatici venisse rapidamente identificato e isolato, la probabilità di un'epidemia con oltre 10.000 casi nello stesso periodo scenderebbe a circa il 5%.
L'analisi suggerisce inoltre che il salto di specie che ha originato l'epidemia potrebbe essersi verificato tra la metà e la fine di febbraio 2026. Gli autori precisano che le proiezioni presentano diversi limiti, tra cui l'incertezza sul numero reale di decessi registrati nelle prime fasi del focolaio e la mancata inclusione nel modello di eventuali cambiamenti comportamentali della popolazione.
Nonostante queste limitazioni, il messaggio dei CDC è netto: il contenimento dell'epidemia richiede un rafforzamento immediato delle attività di identificazione dei casi, tracciamento dei contatti, isolamento dei pazienti, coinvolgimento delle comunità e gestione sicura delle sepolture.
Secondo gli autori, potrebbero essere necessarie risorse paragonabili a quelle mobilitate durante la grande epidemia di Ebola che colpì l'Africa occidentale tra il 2014 e il 2016, quando furono registrati oltre 28.000 casi e più di 11.000 decessi.