La malattia di Chagas continua a rappresentare una rilevante sfida sanitaria in America Latina, dove circa 6 milioni di persone convivono con l'infezione causata dal protozoo Trypanosoma cruzi. Considerata una malattia tropicale negletta, è strettamente associata a condizioni di vulnerabilità sociale e, se non diagnosticata e trattata tempestivamente, può evolvere verso complicanze potenzialmente letali.
Secondo una scheda dell'Istituto superiore di sanità, la trasmissione avviene principalmente attraverso insetti ematofagi della sottofamiglia Triatominae. Durante il pasto di sangue gli insetti rilasciano feci contenenti il parassita e l'infezione può verificarsi attraverso il contatto delle mucose o di lesioni cutanee con il materiale contaminato. Oltre alla trasmissione vettoriale, il contagio può avvenire tramite trasfusioni di sangue, trapianti, trasmissione verticale e ingestione di alimenti contaminati.
"La maggior parte delle persone contrae l'infezione durante l'infanzia e ne rimane portatrice per tutta la vita, a meno che non riceva un trattamento", ha spiegato al Telegraph David Moore, professore di malattie infettive e medicina tropicale presso la London School of Hygiene & Tropical Medicine. "Alcune di queste persone si ritrovano con quella che è essenzialmente una bomba a orologeria, sviluppando malattie cardiache molti anni dopo".
Secondo gli esperti, circa il 30% delle persone infettate svilupperà nel tempo gravi complicanze cardiovascolari, tra cui ictus, aritmie e insufficienza cardiaca, a causa del progressivo deterioramento del muscolo cardiaco. Entrambi i trattamenti disponibili, benznidazolo e nifurtimox, risultano quasi completamente efficaci se somministrati precocemente. Tuttavia, circa il 70% delle persone infette non sa di essere portatrice del parassita.
La diffusione della malattia non è più limitata alle aree rurali. Le migrazioni interne verso i centri urbani hanno modificato le modalità di trasmissione e favorito nuove vie di contagio. In Brasile, secondo i National Institutes of Health statunitensi citati nel lancio, la trasmissione orale attraverso alimenti contaminati rappresenta oggi oltre la metà dei casi acuti registrati.
L'Organizzazione mondiale della sanità stima che in molti Paesi meno di una persona infetta su dieci riceva una diagnosi e, in alcune aree, meno di una su cento. "In America Latina forse solo il 10-20% delle persone riceve una diagnosi", ha affermato Hany Elsheikha dell'Università di Nottingham. "Questo significa che circa l'80-90% potrebbe non sapere nemmeno di essere infetto".
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la trasmissione congenita. Quando una donna infetta è in gravidanza, il parassita può attraversare la placenta e infettare il feto. Secondo gli esperti, tra il 5% e il 10% delle gravidanze nelle donne infette si conclude con una trasmissione madre-figlio. Programmi di screening e prevenzione sono attivi in diversi Paesi dell'America Latina, ma la copertura resta limitata.