A pochi mesi dall’inizio del 2026, molte città italiane risultano già oltre o prossime ai nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria che entreranno in vigore nel 2030. Lo segnala ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente in un’analisi pubblicata su ISDEnews.
Secondo quanto riportato dall’associazione, i dati disponibili mostrano una situazione particolarmente critica nella Pianura Padana e nei grandi centri urbani, dove traffico veicolare, riscaldamento e attività industriali continuano a incidere sui livelli di PM10, PM2.5 e biossido di azoto.
“La nuova Direttiva europea rappresenta un passo importante per la tutela della salute pubblica – afferma Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia – ma i dati dimostrano che senza interventi strutturali molte città rischiano di non riuscire a rispettare i parametri previsti entro il 2030”.
ISDE ricorda che l’inquinamento atmosferico è associato a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, respiratorie, oncologiche e neurologiche, oltre a rappresentare uno dei principali fattori di mortalità prematura in Europa.
Secondo l’associazione è necessario accelerare le politiche di riduzione delle emissioni, puntando in particolare sulla diminuzione del traffico privato motorizzato, sul rafforzamento del trasporto pubblico, sullo sviluppo della mobilità attiva, sull’efficientamento energetico degli edifici, sulla progressiva eliminazione delle fonti fossili e sull’incremento del verde urbano.
“Il confronto dei dati attuali con quelli dello scorso anno evidenzia in modo chiaro come, senza un cambiamento immediato e sostanziale delle politiche riguardo all’inquinamento dell’aria, non sarà possibile rientrare nei parametri della Direttiva europea entro il 2030, né prevenire gli effetti sanitari conseguenti”, sottolinea Paolo Bortolotti, coordinatore del progetto “Cambiamo aria”.
Per ISDE Italia la qualità dell’aria deve diventare “una priorità sanitaria oltre che ambientale”, considerando i costi umani, sociali ed economici associati all’inquinamento atmosferico.