L’epidemia di Ebola in Africa centrale riporta al centro il tema dell’utilizzo di strumenti digitali e sistemi di intelligenza artificiale nella prevenzione e nella sorveglianza epidemiologica. Secondo un’analisi inviata a The Lancet Global Health da un gruppo internazionale di ricercatori, la sfida non riguarda solo lo sviluppo di vaccini e terapie contro gli ebolavirus non Zaire, ma anche la capacità delle istituzioni di ricostruire rapidamente la realtà epidemica in evoluzione.
Il lavoro è firmato da Francesco Branda e Massimo Ciccozzi dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, Fabio Scarpa e Giancarlo Ceccarelli dell’Università di Sassari, Mohamed Mustaf Ahmed della Simad University di Mogadiscio, Zhinya Kawa Othman della Chulalongkorn University di Bangkok e Ntuli A. Kapologwe della Sapienza Università di Roma.
Secondo gli autori, l’intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzata come “infrastruttura cognitiva in tempo reale”, capace di integrare continuamente dati provenienti da sequenze genomiche, referti sanitari, sistemi di allerta transfrontalieri, indicatori di mobilità e social media. “Tali sistemi non sostituirebbero gli epidemiologi, ma ne amplierebbero la consapevolezza della situazione”, spiegano i ricercatori.
Nell’analisi viene ricordato che il 15 maggio il sequenziamento ha confermato la presenza del Bundibugyo ebolavirus (Bdbv), quando però “l’epidemia si era già riorganizzata attraverso molteplici reti di mobilità e in modi che nessuna singola istituzione poteva monitorare in tempo reale”. Gli autori citano anche l’esperienza del Ruanda durante l’epidemia di Marburg del 2024, indicata come esempio di utilizzo coordinato di sistemi di sorveglianza, identificazione precoce e condivisione rapida dei dati.
“La sfida principale non consiste semplicemente nell’accelerare lo sviluppo di vaccini e terapie contro gli ebolavirus non Zaire, sebbene ciò rimanga essenziale”, scrivono gli autori. “Risiede altrettanto nella costruzione di strutture istituzionali capaci di fare una sintesi operativa in tempo reale”.
All’Adnkronos Salute, Massimo Ciccozzi ha spiegato che l’epidemia “non è sotto controllo” a causa dei conflitti, della crisi alimentare e della carenza di aiuti umanitari. Secondo il ricercatore, è probabile che il focolaio possa estendersi oltre Uganda e Repubblica Democratica del Congo. Ciccozzi ha inoltre indicato come prioritaria l’introduzione di test molecolari rapidi per individuare precocemente i soggetti in incubazione e facilitare il tracciamento dei contatti.
Nel testo viene ricordato infine che il ceppo Bundibugyo responsabile dell’epidemia non dispone attualmente di vaccini o trattamenti approvati e che l’Organizzazione mondiale della sanità sta lavorando per accelerare studi clinici su vaccini candidabili, trattamenti e test diagnostici specifici.