I casi identificati nel focolaio di Ebola Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo potrebbero rappresentare solo “la punta dell’iceberg”. È l’allarme lanciato da Jane Halton, presidente del board della Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), durante un briefing a Ginevra riportato da Reuters.
“Abbiamo visto la punta dell’iceberg e, man mano che ci avviciniamo, questa punta appare piuttosto grande”, ha dichiarato Halton. “Siamo ormai a molte centinaia di casi e centinaia di decessi, ma la verità è che i numeri reali sono molto più alti”.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il focolaio sostenuto dal ceppo Bundibugyo ha già causato oltre 130 decessi sospetti e coinvolto circa 600 casi sospetti nell’est della Repubblica Democratica del Congo. L’Oms ha dichiarato nei giorni scorsi l’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC).
Uno degli elementi di maggiore criticità riguarda l’assenza di vaccini o terapie specifiche approvate per il ceppo Bundibugyo, variante meno frequente rispetto al ceppo Zaire del virus Ebola. Il CEPI, che finanzia lo sviluppo di nuovi vaccini contro le epidemie emergenti, ha fissato l’obiettivo di rendere disponibili vaccini sicuri ed efficaci entro 100 giorni dall’identificazione di un grande focolaio.
Halton ha però ammesso che raggiungere questo obiettivo nel caso attuale potrebbe essere “molto difficile”. “Posso garantire che saremo in grado di rispondere più rapidamente rispetto a cinque anni fa”, ha affermato, senza indicare tempistiche precise.
Secondo quanto riferito, erano già in corso attività preliminari per raccogliere anticorpi e sviluppare un candidato vaccinale contro il ceppo Bundibugyo prima dell’attuale emergenza. Il CEPI starebbe ora accelerando i test preclinici su diversi candidati vaccinali con l’obiettivo di avviare studi clinici direttamente nel contesto del focolaio, previo consenso informato delle comunità coinvolte.
Nel frattempo il focolaio continua a espandersi. Reuters riferisce che un caso confermato è stato segnalato anche nel Sud Kivu, centinaia di chilometri distante dall’epicentro iniziale dell’epidemia nelle province di Ituri e North Kivu. Il caso è stato confermato in un’area controllata dai ribelli M23.
La risposta sanitaria continua inoltre a essere complicata dalla presenza del virus in aree urbane densamente popolate, dalle violenze armate nell’est del Paese e dalle difficoltà logistiche. Secondo operatori impegnati sul campo citati da Reuters, mancherebbero ancora forniture essenziali per la gestione dell’emergenza.