Liste d’attesa, libera professione intramoenia, nomine e appalti sanitari rappresentano alcuni dei principali ambiti di vulnerabilità del Servizio sanitario nazionale rispetto a comportamenti opportunistici e rischi corruttivi. È quanto afferma il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) Giuseppe Busia, intervenendo a Roma alla presentazione del report dell’Osservatorio Gimbe “Frodi e abusi in sanità”.
Secondo Busia, “la cattiva amministrazione è il primo varco attraverso cui si insinuano infiltrazioni criminali, sprechi e distorsioni”. Il presidente Anac sottolinea che nel settore sanitario “non solo i reati, ma anche anomalie negli appalti, irregolarità nelle liste d’attesa, favoritismi nelle nomine e conflitti di interesse non gestiti” possono compromettere equità e funzionamento del sistema sanitario pubblico.
Nel suo intervento Busia indica nei contratti pubblici sanitari “l’area più esposta a rischi corruttivi e cattiva gestione”, richiamando l’attenzione su affidamenti diretti non giustificati, procedure poco trasparenti e criticità nella programmazione degli acquisti di farmaci, dispositivi medici e tecnologie sanitarie.
Il presidente Anac cita inoltre il fenomeno dei gettonisti, definito una delle distorsioni che hanno “aumentato i costi e indebolito la qualità dei servizi”, ribadendo la necessità di valorizzare il personale del Servizio sanitario nazionale attraverso “concorsi meritocratici e percorsi stabili”.
Particolare attenzione viene dedicata alla gestione delle liste d’attesa e alla libera professione intramoenia. “Anche la libera professione e la gestione delle liste d’attesa possono generare comportamenti opportunistici”, osserva Busia, che chiede sistemi digitali integrati capaci di garantire “tracciabilità ed equità”.
Le dichiarazioni del presidente Anac si inseriscono nel quadro delineato dal report Gimbe, che individua 65 tipologie di frodi e abusi articolate in nove aree di rischio. Secondo la Fondazione, accanto ai reati e agli illeciti amministrativi esiste “una vasta area grigia di pratiche molto diffuse e spesso tollerate” che sottrae risorse al Ssn e riduce la capacità del sistema di garantire servizi efficaci ed equi.
Nel report viene inoltre evidenziato come frodi e abusi possano incidere direttamente sull’accesso alle cure e sulle disuguaglianze. “Quando una prestazione passa davanti non per bisogno clinico, ma per denaro, relazioni o interessi, non si crea solo una corsia preferenziale: si sovverte il principio che deve guidare il Ssn, cioè curare prima chi ne ha più bisogno”, afferma il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.
Secondo Busia, digitalizzazione e trasparenza devono diventare strumenti centrali di prevenzione. “Rendere nativi digitali contratti, dati e processi significa semplificare il lavoro, ridurre gli oneri, accelerare i controlli e rafforzare la capacità del sistema di prevenire abusi”, dichiara.