Il cluster internazionale di infezioni da hantavirus associato alla nave da crociera MV Hondius richiama l’attenzione sull’importanza della sorveglianza microbiologica globale e della capacità di riconoscere tempestivamente infezioni emergenti con potenziale impatto sulla sanità pubblica. È quanto sottolinea AMCLI ETS - Associazione Microbiologi Clinici Italiani in un comunicato.
Secondo Amcli, il focolaio associato ad Andes virus rappresenta “un evento peculiare”, ma conferma come diagnosi tempestiva, reti di laboratorio e preparedness restino elementi centrali nella gestione delle infezioni emergenti.
Gli hantavirus vengono trasmessi principalmente dai roditori all’uomo attraverso l’inalazione di particelle virali presenti in ambienti contaminati. Le varianti circolanti in Europa e Asia sono associate soprattutto a forme con interessamento renale, mentre quelle presenti nelle Americhe possono determinare quadri respiratori gravi.
Nel caso del cluster internazionale collegato alla MV Hondius, Amcli evidenzia la particolarità dell’Andes virus, definito “l’unico Orthohantavirus per il quale siano state documentate, in particolari condizioni di contatto stretto e prolungato, possibili catene di trasmissione interumana”.
Il comunicato ricorda inoltre che il periodo di incubazione può estendersi per diverse settimane e che la fase iniziale dell’infezione presenta sintomi aspecifici come febbre, cefalea, dolori muscolari e disturbi gastrointestinali, rendendo più complesso il riconoscimento precoce dei casi.
“È importante contestualizzare correttamente quanto sta accadendo”, spiega Davide Mileto, componente del gruppo di lavoro GLIVE-AMCLI e virologo dell’ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano. “Non ci si trova di fronte a un virus con caratteristiche di diffusione assimilabili a quelle dei comuni patogeni respiratori ad alta trasmissibilità”. Secondo Mileto, proprio per le caratteristiche dell’Andes virus è necessaria “un’attenta ricostruzione epidemiologica dei contatti”.
AMCLI richiama anche l’importanza dei laboratori di microbiologia clinica nella gestione delle infezioni emergenti. “La diagnosi delle infezioni da hantavirus richiede competenze specifiche, test adeguati e il coinvolgimento di laboratori di microbiologia clinica di riferimento in grado di operare secondo protocolli rigorosi di biosicurezza”, osserva Tiziana Lazzarotto, direttore scientifico AMCLI ETS e direttore del Centro di riferimento regionale per la diagnosi di Hantavirus dell’IRCCS Policlinico Sant’Orsola di Bologna.
Nel comunicato, l’associazione sottolinea che il rischio per la popolazione generale viene considerato basso dalle autorità sanitarie internazionali, ma osserva come eventi di questo tipo confermino il ruolo della mobilità globale, dei contesti chiusi e dell’interazione tra uomo, animali e ambiente nelle dinamiche delle infezioni emergenti.
“Non ci sono elementi che suggeriscano scenari di diffusione comunitaria assimilabili a quelli dei comuni virus respiratori”, dichiara Pierangelo Clerici, presidente AMCLI ETS. Clerici richiama inoltre l’attenzione sul progetto del ministero della Salute dedicato allo sviluppo di un sistema di sorveglianza integrata dell’infezione da hantavirus e definisce strategico il ruolo della microbiologia clinica nella preparedness sanitaria.