Europa e Mondo
Hantavirus
12/05/2026

Hantavirus Andes, Oms: contagiosità più alta nelle prime fasi dei sintomi

L’Oms spiega il razionale della quarantena di 42 giorni dopo il focolaio sulla MV Hondius: trasmissione possibile fin dall’esordio clinico e sintomi iniziali spesso lievi

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L’hantavirus Andes può essere più contagioso nelle prime fasi della malattia, quando i sintomi sono ancora lievi e difficili da riconoscere. È il motivo per cui l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda la quarantena per i contatti esposti al focolaio registrato sulla nave da spedizione MV Hondius. A spiegarlo è stato Olivier Le Polain, responsabile dell’Unità di epidemiologia e analisi per la risposta dell’Oms, durante un approfondimento diffuso dall’agenzia delle Nazioni Unite.

“Le prime fasi della malattia sono quelle in cui la contagiosità è più elevata”, ha affermato Le Polain, sottolineando che i sintomi iniziali possono essere poco specifici e facilmente sottovalutati. “Potrebbero comparire soltanto stanchezza o una lieve febbre”, ha spiegato, prima di un possibile peggioramento clinico.

Secondo l’Oms, proprio questa caratteristica rende necessario isolare precocemente i contatti senza attendere la comparsa dei sintomi. L’agenzia ha raccomandato una quarantena di sei settimane per tutte le persone presenti sulla nave al momento dello sbarco nelle acque di Tenerife. Il periodo corrisponde al tempo massimo di incubazione dell’Andes virus, unico ceppo di hantavirus con trasmissione interumana documentata.

L’Oms ricorda che il periodo medio di comparsa dei sintomi è di circa tre settimane dall’esposizione, ma può estendersi fino a 42 giorni. “Questo significa che potremmo vedere nuovi casi nei prossimi giorni, forse anche la prossima settimana”, ha osservato Le Polain, invitando i sistemi sanitari a mantenere elevata la vigilanza clinica.

L’esperto ha ribadito che il riconoscimento precoce dei casi resta essenziale. “Ai primi segni e sintomi i pazienti devono essere riconosciuti, isolati e curati”, ha dichiarato.

Il focolaio collegato alla MV Hondius ha causato finora tre decessi e diversi casi confermati di infezione da Andes virus. Le attività di contact tracing e rimpatrio dei passeggeri sono coordinate da Oms, Ecdc e autorità sanitarie nazionali.

Secondo Le Polain, l’ambiente della nave avrebbe favorito la trasmissione del virus. “È un ambiente in cui le persone vivono insieme in uno spazio relativamente chiuso”, ha spiegato, aggiungendo che questo potrebbe aver contribuito a una diffusione maggiore rispetto a quanto normalmente osservato.

L’Oms ha precisato che l’applicazione concreta delle misure sanitarie resta di competenza dei singoli Paesi. La maggior parte degli Stati coinvolti ha adottato quarantene di 42 giorni, mentre Germania, Regno Unito, Svizzera e Grecia hanno esteso il periodo di osservazione fino a 45 giorni. Francia e Australia hanno invece annunciato periodi iniziali più brevi, con eventuale proroga sulla base dell’evoluzione clinica ed epidemiologica.

Negli Stati Uniti, dove sono rientrati 17 passeggeri americani della nave, le autorità sanitarie non hanno previsto automaticamente la quarantena per tutti i soggetti esposti. Una scelta definita “rischiosa” dal direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, secondo quanto riferito dall’Afp.

Il ministero della Salute italiano ha nel frattempo diffuso una circolare operativa che prevede quarantena fiduciaria e sorveglianza sanitaria fino a 42 giorni per i contatti considerati ad alto rischio.

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