Sono 133 i casi confermati di Dengue registrati in Italia dal 1° gennaio al 30 aprile 2026, tutti associati a viaggi all’estero e senza decessi. È quanto emerge dall’aggiornamento mensile della dashboard sulle arbovirosi dell’Istituto Superiore di Sanità.
Secondo i dati del sistema di sorveglianza nazionale ISS, nell’80% dei casi il luogo di esposizione indicato è rappresentato dalle Maldive. Nello stesso periodo sono stati confermati anche 13 casi di Chikungunya, tutti importati e nel 77% associati a viaggi alle Seychelles, oltre a tre casi di virus Zika, anch’essi importati. Nessun decesso è stato registrato.
L’ISS richiama inoltre i risultati di uno studio coordinato dall’Istituto e pubblicato sulla rivista Travel Medicine and Infectious Disease, dedicato al focolaio di Dengue verificatosi nel 2024 a Cavezzo, in Emilia-Romagna.
Nel focolaio, sviluppatosi tra il 31 luglio e il 23 settembre 2024, erano stati registrati 44 casi. Il 68% dei pazienti è stato identificato retrospettivamente. L’età media dei soggetti coinvolti era di 63 anni e due persone sono state ricoverate, guarendo successivamente senza conseguenze.
Lo stesso sierotipo virale era stato rilevato sia nei casi umani sia nelle zanzare Aedes albopictus campionate durante l’indagine entomologica.
Secondo gli autori dello studio, le misure di salute pubblica attivate dopo la conferma del primo caso “con grande probabilità hanno contribuito a limitare la trasmissione”. Tra gli interventi indicati figurano la ricerca retrospettiva dei casi, il controllo intensivo delle zanzare, il coinvolgimento della comunità tramite ordinanze comunali, la comunicazione pubblica e l’accesso assistito alle proprietà private per i trattamenti larvicidi e adulticidi.
Il monitoraggio entomologico ha mostrato una riduzione della densità delle zanzare e l’assenza di insetti positivi al virus dopo gli interventi.
L’ISS sottolinea l’importanza di rivolgersi tempestivamente al medico in caso di rientro da aree endemiche o di comparsa di sintomi compatibili con malattie trasmesse da vettori durante la stagione di attività delle zanzare. Gli autori evidenziano inoltre la necessità di mantenere alta l’attenzione degli operatori sanitari anche in assenza di viaggi in aree endemiche