Un professionista, in possesso di una laurea estera in stomatologia riconosciuta in diversi Stati europei, operava in uno studio odontoiatrico effettuando diagnosi e interventi senza l’abilitazione italiana. Il caso solleva la questione dell'art. 348 c.p. come norma penale in bianco, il cui contenuto è integrato da disposizioni esterne, e l'applicabilità del riconoscimento automatico dei titoli previsto dalla Direttiva 2005/36/CE. Si discute se l'alta formazione e i costanti aggiornamenti escludano l'offensività della condotta o se la mancanza di iscrizione all'albo integri comunque il reato, valutando anche il dolo del sanitario convinto della legittimità del proprio operato basato sul diritto unionale. (avv. Ennio Grassini - www.diritttosanitario.net)