Gli algoritmi utilizzati per il controllo della spesa farmaceutica non devono diventare un ostacolo alle cure dei cittadini. È la posizione espressa dalla FIMMG Lazio nel corso del IX Congresso regionale svoltosi a Roma.
Secondo il sindacato dei medici di medicina generale, la Regione applicherebbe in modo rigido e sistematico strumenti algoritmici per il monitoraggio della spesa farmaceutica, convocando i professionisti per giustificare prescrizioni segnalate automaticamente, indipendentemente dalle motivazioni cliniche che le hanno determinate.
Per la Fimmg Lazio, questo meccanismo rischia di produrre effetti distorsivi, alimentando medicina difensiva, limitando la libertà decisionale del medico e incidendo sull’appropriatezza prescrittiva e sul diritto dei cittadini a ricevere cure adeguate.
Nel comunicato viene citato il caso di un medico convocato dalla Asl per giustificare un presunto eccesso di spesa legato alla prescrizione di farmaci antidolorifici per un singolo paziente. Secondo la ricostruzione della Fimmg, il paziente era affetto da patologie oncologiche diffuse e i medicinali prescritti erano clinicamente necessari.
“L’algoritmo crea una situazione di mobbing farmaceutico nei riguardi dei medici di famiglia pressati da continue richieste di spiegazioni a tappeto” sottolinea Giampiero Pirro responsabile comunicazione della Fimmg Lazio. Secondo il quale il risultato sarebbe “la crescita esponenziale delle persone costrette a pagarsi i farmaci di tasca propria”.
Per Pierluigi Bartoletti, segretario della Fimmg di Roma e provincia “occorre uscire da questa strettoia che comprime la libertà del medico e i diritti del cittadino”. Bartoletti aggiunge che la medicina generale è chiamata a passare “da un sistema basato sulla domanda a uno fondato sui bisogni”.
Nel corso del congresso è intervenuto anche Francesco Vaia, che ha richiamato i principi fondativi del Servizio sanitario nazionale, sottolineando che ogni atto dovrebbe rispondere alla tutela concreta del diritto alla salute