Professione medica
Sepsi
17/04/2026

Sepsi, linee guida 2026: la gestione delle prime ore vista dal clinico

Un’analisi clinica esamina le linee guida Surviving Sepsis Campaign 2026 tra terapia precoce, uso appropriato degli antibiotici e criticità organizzative nei percorsi assistenziali

sangue vene arterie

Dopo la pubblicazione delle nuove raccomandazioni Surviving Sepsis Campaign 2026, pubblichiamo il contributo del dottor Andrea Pasquale Cossu, dirigente medico di Anestesia e Rianimazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari, che analizza le criticità applicative nella gestione precoce della sepsi tra appropriatezza antibiotica, organizzazione dei percorsi e continuità assistenziale. Ecco la sua analisi

“La gestione precoce della sepsi continua a rappresentare una delle principali sfide nella pratica clinica quotidiana. Le nuove raccomandazioni della Surviving Sepsis Campaign 2026 introducono importanti aggiornamenti, ma soprattutto propongono un cambiamento di approccio nella gestione delle prime ore, che restano decisive per la prognosi del paziente.

Al di là delle singole indicazioni, il vero elemento di novità è rappresentato da una maggiore flessibilità nella tempistica della terapia antibiotica, con un tentativo di integrare la necessità di intervenire rapidamente con i principi di antimicrobial stewardship. Non si tratta quindi solo di “fare presto”, ma di farlo nel modo più appropriato.

Nella pratica clinica, tuttavia, l’applicazione delle linee guida si scontra frequentemente con criticità organizzative e decisionali. Il rispetto delle tempistiche raccomandate, in particolare la somministrazione dell’antibiotico entro un’ora nei pazienti con elevata probabilità di sepsi o shock settico, richiede sistemi in grado di riconoscere precocemente il paziente e attivare rapidamente percorsi condivisi. In assenza di queste condizioni, il rischio è un’applicazione disomogenea, con ritardi terapeutici oppure, al contrario, un utilizzo eccessivo e non sempre appropriato di antibiotici ad ampio spettro.

Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalla difficoltà di stratificare i pazienti nelle fasi iniziali. La distinzione tra sepsi “definita”, “probabile” o “possibile”, pur utile sul piano teorico, risulta spesso sfumata nei contesti reali, soprattutto nei setting ad alta intensità assistenziale, dove il tempo decisionale è limitato.

Le criticità non sono solo cliniche, ma anche organizzative. La gestione della sepsi coinvolge diversi livelli assistenziali e il momento del passaggio tra pronto soccorso, reparto e terapia intensiva rappresenta uno dei punti più vulnerabili. Ritardi, comunicazione incompleta o incertezze nella responsabilità clinica possono compromettere l’efficacia del trattamento precoce.

Tra le novità più rilevanti emerge inoltre la crescente attenzione alla possibilità di anticipare la terapia antibiotica anche nei contesti extraospedalieri. Nei pazienti con sepsi definita o shock settico, le raccomandazioni sottolineano l’importanza di non ritardare il trattamento, promuovendo, ove possibile, l’avvio della terapia già sul territorio o durante il trasporto. Tuttavia, anche in questo caso, l’implementazione richiede protocolli condivisi, formazione adeguata e un efficace coordinamento tra sistema territoriale e ospedaliero.

In questo scenario, il ruolo del controllo delle infezioni e dei programmi di antimicrobial stewardship diventa centrale. L’obiettivo è evitare automatismi prescrittivi, favorendo un uso più razionale degli antibiotici. La corretta esecuzione delle indagini microbiologiche prima dell’inizio della terapia, quando possibile senza ritardi, rappresenta un passaggio fondamentale per consentire successivamente strategie di de-escalation.

Alla luce di queste considerazioni, appare evidente come la gestione della sepsi nelle prime ore non possa essere ridotta a una singola decisione clinica. Il tempo, infatti, raramente si perde in un unico momento, ma lungo tutto il percorso assistenziale, tra riconoscimento, decisione, comunicazione e trasferimento del paziente.

Le nuove linee guida offrono indicazioni chiare, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità dei sistemi sanitari di tradurle in percorsi operativi concreti. Solo attraverso un equilibrio reale tra tempestività terapeutica, appropriatezza clinica e sostenibilità organizzativa sarà possibile migliorare in modo concreto gli esiti dei pazienti”.

Dr. Andrea Pasquale Cossu

Dirigente Medico Anestesia e Rianimazione

Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari

Esperto in controllo delle infezioni


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