Pubblicato l’aggiornamento delle linee guida della Surviving Sepsis Campaign, che rafforza l’indicazione alla somministrazione tempestiva degli antibiotici, anche in fase pre-ospedaliera. È quanto emerge dal documento firmato da European Society of Intensive Care Medicine e Society of Critical Care Medicine, con il coordinamento, tra gli altri, di Massimo Antonelli, secondo quanto riportato da Adnkronos Salute.
La sepsi è una sindrome legata all’evoluzione di un’infezione grave che può coinvolgere rapidamente più organi e compromettere la sopravvivenza. In Italia si registrano circa 250.000 casi ogni anno, con una mortalità stimata tra 40.000 e 70.000 decessi. La mortalità ospedaliera varia tra il 20% e il 25% e può raggiungere il 40% nelle forme più gravi.
Le nuove raccomandazioni ribadiscono la centralità del fattore tempo. “La terapia antibiotica deve essere iniziata immediatamente, idealmente entro la prima ora”, spiega Antonelli. Nei casi in cui il trasferimento in ospedale superi i 60 minuti, le linee guida prevedono la possibilità di iniziare il trattamento già in ambulanza o durante il trasporto.
Tra gli altri punti evidenziati nel documento, l’impiego mirato dei test diagnostici rapidi per identificare il patogeno e le eventuali resistenze prima dei risultati colturali e l’introduzione della de-resuscitazione, finalizzata alla rimozione dei liquidi in eccesso.
Secondo Antonelli, l’evoluzione della sepsi può essere molto rapida e richiede un intervento immediato. “Nel momento in cui la diagnostichiamo, dobbiamo mettere in atto una serie di interventi il più rapidamente possibile”, sottolinea.
In Italia, le principali cause di sepsi sono le polmoniti, le infezioni genito-urinarie, gli ascessi addominali e le complicanze infettive di pancreatiti e colecistiti. Le infezioni da germi multiresistenti rappresentano oggi la causa più frequente di progressione verso le forme più gravi, inclusi lo shock settico.