“L’intelligenza artificiale può sembrare una super tecnologia distante dalla relazione di cura, ma in realtà potrebbe liberare tempo e migliorare l’umanizzazione dell’assistenza”. È uno dei temi che Andrea Montagnani, nuovo presidente nazionale di FADOI, porterà al centro del Congresso nazionale della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, in programma dal 23 al 25 maggio al Palacongressi di Rimini, come ha raccontato ai microfoni di Doctor33. L’appuntamento annuale della società scientifica metterà al centro le principali sfide della medicina interna, dalla gestione del paziente complesso all’appropriatezza delle cure, fino ai modelli organizzativi e ai rapporti multidisciplinari necessari nella pratica clinica quotidiana. Tra i focus principali dell’edizione 2026 ci sarà proprio l’impatto dell’intelligenza artificiale nella medicina interna ospedaliera.
“È un’innovazione che il professionista deve conoscere - ha spiegato Montagnani - sia per comprenderne i vantaggi sia per capirne limiti e rischi”. Secondo il presidente Fadoi, l’Ia può diventare un supporto concreto nella diagnosi differenziale, nella stratificazione del rischio e nell’identificazione precoce dei pazienti più complessi, tipici della medicina interna. “Oggi l’internista gestisce pazienti con più patologie contemporaneamente e avere strumenti che aiutino a orientare la diagnosi o a prevedere il rischio di eventi clinici rappresenta certamente un valore aggiunto”, ha sottolineato. Ma il Congresso affronterà anche uno dei nodi più delicati per il Servizio sanitario nazionale: il rapporto tra ospedale e territorio nella gestione delle cronicità e dei pazienti fragili, tema tornato centrale anche alla luce delle recenti allerte infettive internazionali.
“La medicina interna e la medicina generale condividono una visione globale della persona, ma spesso sono separate da barriere organizzative e difficoltà di comunicazione”, ha osservato Montagnani. Per questo, secondo il presidente Fadoi, diventa essenziale rafforzare i percorsi condivisi e utilizzare strumenti tecnologici come i teleconsulti per favorire la continuità assistenziale. Nel corso del Congresso si discuterà anche di rischio cardiovascolare, boarding nei pronto soccorso, follow-up del paziente cronico e sostenibilità organizzativa. Temi che riguardano da vicino la medicina interna, disciplina che ogni anno gestisce circa un milione di ricoveri ospedalieri, soprattutto legati alle riacutizzazioni delle cronicità. “La vicinanza tra medicina interna ospedaliera e medicina generale è fondamentale non solo per costruire percorsi assistenziali, ma per farli funzionare davvero”, ha concluso Montagnani.