La carenza di infermieri in Italia è un problema ciclico, ma oggi richiede una risposta strutturale. Lo ha affermato Barbara Mangiacavalli, presidente della FNOPI, intervenendo al convegno “Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide”, in corso a Roma.
“La carenza di infermieri non è un problema nuovo. In Italia si ripresenta a cicli dagli anni ’80, circa ogni 15-18 anni”, ha dichiarato Mangiacavalli. “Nel tempo sono stati messi in campo diversi interventi: miglioramenti contrattuali, incentivi economici, nuove figure professionali e borse di studio per il corso di Infermieristica. Tuttavia, alcune misure non hanno prodotto risultati duraturi. Oggi si sta cercando di affrontare il problema in modo più strutturale, perché le soluzioni temporanee non bastano”.
Secondo la presidente Fnopi, la sanità moderna “non può più basarsi su singole professionalità che lavorano in modo isolato, ma deve essere organizzata in team multidisciplinari e integrati”.
Mangiacavalli ha richiamato anche il tema dei professionisti che scelgono di lavorare fuori dall’Italia. “Circa 30.000 professionisti italiani lavorano all’estero. Non si tratta solo di motivi economici, ma soprattutto del fatto che all’estero vengono riconosciute e valorizzate maggiormente competenze e professionalità”.
Sul fabbisogno nazionale, la presidente Fnopi ha citato una stima della Corte dei conti secondo cui la carenza di infermieri in Italia è di circa 65.000 unità. Un dato che, secondo Mangiacavalli, sarebbe probabilmente sottostimato perché considera il turnover e non il fabbisogno reale del sistema socio-sanitario.
Alla carenza attuale si aggiungerebbe il personale necessario per sviluppare la rete territoriale prevista dal Decreto 77. “Servirebbero circa 29.000 infermieri aggiuntivi”, ha detto.
Sul fronte dell’assistenza territoriale, Mangiacavalli ha osservato che lo sviluppo delle Case di comunità e della figura dell’infermiere di famiglia e comunità “è ancora in fase iniziale: sono stati reclutati solo circa 7.000 infermieri, con forti differenze tra le Regioni”.
Le Case di comunità, ha aggiunto, dovrebbero diventare il centro della rete territoriale, collegate con medici di medicina generale, pediatri, specialisti, farmacie dei servizi, Rsa e altri servizi, anche tramite telemedicina e sanità digitale, per costruire una sanità di prossimità con presa in carico continua e integrata.
Un altro tema affrontato riguarda le liste d’attesa. “Non si può risolvere il problema semplicemente aumentando le prestazioni, se il sistema è inefficiente”, ha detto Mangiacavalli, indicando la necessità di ridurre prescrizioni inappropriate e riorganizzare i percorsi di cura.
Secondo la presidente Fnopi, una parte rilevante degli accessi riguarda controlli ripetuti e programmati di pazienti cronici, fragili o non autosufficienti. L’ipotesi indicata è inserirli in percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali strutturati, nei quali gli infermieri potrebbero avere un ruolo nella gestione di ambulatori per diabete, scompenso cardiaco, medicazioni avanzate o controlli specialistici.