Stipsi, meteorismo e gonfiore addominale non sono disturbi “banali”, ma manifestazioni di condizioni complesse che rientrano nei cosiddetti disturbi dell’interazione intestino-cervello, noti anche come disturbi funzionali gastrointestinali. A fare il punto è Giovanni Barbara, direttore dell’Unità operativa complessa di Gastroenterologia dell’Università di Bologna e responsabile del Centro trapianto di microbiota del Policlinico Sant’Orsola, in un nuovo podcast di Doctor33 sul tema dei disturbi dell’asse intestino-cervello.
Secondo Barbara, l’impatto epidemiologico è rilevante: “Uno studio globale promosso dalla Rome Foundation su 26 Paesi ha dimostrato che circa il 40% della popolazione mondiale presenta almeno una diagnosi riconducibile a questi disturbi”. Tra le condizioni più frequenti figura la sindrome dell’intestino irritabile, caratterizzata da un’alterazione del dialogo bidirezionale tra intestino e cervello.
La fisiopatologia è multifattoriale e non completamente chiarita. Sono però noti diversi elementi predisponenti: fattori genetici, maggiore prevalenza nel sesso femminile, infezioni gastrointestinali pregresse, uso di antibiotici e alterazioni del microbiota. “Dobbiamo superare l’idea che si tratti di malattie psicosomatiche – sottolinea Barbara –. La causa sta prevalentemente a livello intestinale”.
Tra i meccanismi chiave figurano l’alterazione del microbiota, l’aumento della permeabilità intestinale e l’attivazione del sistema immunitario della mucosa. Questi fattori possono determinare ipersensibilità viscerale. Ne derivano dolore, gonfiore e fastidio anche in presenza di stimoli minimi.
Un punto centrale riguarda l’approccio diagnostico. “Non deve più essere una diagnosi di esclusione”, chiarisce il gastroenterologo. Dopo un’accurata anamnesi ed esame obiettivo, è necessario escludere eventuali “campanelli d’allarme”, come calo ponderale non intenzionale o familiarità per tumore del colon-retto e malattie infiammatorie croniche intestinali. In assenza di segnali sospetti, sono sufficienti pochi esami mirati: emocromo, indici di infiammazione e sierologia per celiachia. La diagnosi può quindi essere positiva e basata sui criteri sintomatologici.
Sul piano terapeutico, l’indicazione è verso una gestione personalizzata, calibrata su severità e fenotipo clinico. Il primo livello di intervento resta la modifica dello stile di vita, con particolare attenzione alla dieta. La riduzione dei Fodmap, carboidrati altamente fermentabili, può migliorare significativamente la sintomatologia. Evidenze positive riguardano anche la dieta mediterranea e quella a basso contenuto di carboidrati.
Tra i farmaci trovano impiego antispastici e neuromodulatori per il dolore. Per la stipsi sono indicati macrogol, secretagoghi e procinetici. Per la diarrea loperamide e altri presidi, in base al quadro clinico. Di crescente interesse è il ruolo dei dispositivi medici che agiscono sulla barriera intestinale. “Lo xiloglucano – spiega Barbara – forma un film protettivo sulla mucosa, contribuendo a ridurre la permeabilità epiteliale e a migliorare sintomi come stipsi, gonfiore e meteorismo”.
Per scoprire di più su questi temi, ascolta l’intervista: