La trasmissione del mpox continua a livello globale, con segnali differenziati tra le regioni e un aumento dei casi in Europa. È quanto emerge dal report n. 64 dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), aggiornato al 26 marzo 2026.
Nel febbraio 2026, 46 Paesi di tutte le regioni Oms hanno segnalato complessivamente 1.184 casi confermati, con quattro decessi, pari a un tasso di letalità dello 0,3%. Il 58,6% dei casi è stato registrato nella Regione africana.
Quattro regioni Oms – Americhe, Africa, Sud-Est asiatico e Pacifico occidentale – hanno riportato un calo dei casi rispetto a gennaio 2026, mentre la Regione europea ha registrato un aumento. Nella Regione del Mediterraneo orientale il numero di casi è rimasto stabile.
In Africa, 17 Paesi hanno segnalato trasmissione attiva nelle sei settimane tra il 1° febbraio e il 15 marzo 2026, con 907 casi confermati e sette decessi. I numeri più elevati si registrano in Madagascar, Repubblica democratica del Congo, Kenya, Burundi e Liberia.
La trasmissione continua a verificarsi prevalentemente all’interno di reti sessuali, interessando uomini e donne, seguita da contesti domestici. Nelle aree storicamente endemiche il virus colpisce tutte le fasce di età. Tutti i cladi del virus mpox risultano attualmente in circolazione.
Tre Paesi – Argentina, Austria e Repubblica Centrafricana – hanno segnalato per la prima volta casi legati al clade Ib. Al di fuori dell’Africa, la trasmissione comunitaria di questo clade è stata documentata nella Regione europea, in particolare in Austria, Belgio, Portogallo, Spagna e Regno Unito, anche all’interno di reti sessuali di uomini che hanno rapporti con uomini.
Secondo l’Oms, in assenza di un rapido contenimento dei focolai e dell’interruzione della trasmissione interumana, permane il rischio di una diffusione comunitaria sostenuta in diversi contesti.