Oltre 1.000 casi confermati e probabili di shigellosi e altre infezioni gastrointestinali sono stati segnalati tra viaggiatori rientrati da Capo Verde verso Paesi dell’Unione europea, Regno Unito e Stati Uniti. È quanto emerge dall’aggiornamento epidemiologico pubblicato il 18 marzo 2026 dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).
Tra settembre 2022 e marzo 2026 sono stati notificati 766 casi di shigellosi in 13 Paesi UE/SEE, oltre a Regno Unito e Stati Uniti. A questi si aggiungono oltre 300 casi di altre infezioni gastrointestinali, tra cui salmonellosi, campylobacteriosi, giardiasi, criptosporidiosi, yersiniosi, amebiasi e infezioni da Escherichia coli produttore di tossina Shiga.
Secondo i dati disponibili, la maggior parte dei casi riguarda viaggiatori che hanno soggiornato nella stessa catena alberghiera nella regione di Santa Maria, sull’isola di Sal. La fonte dell’infezione non è stata ancora identificata, ma le evidenze indicano una trasmissione principalmente alimentare o idrica. È considerata possibile anche la trasmissione interumana per via oro-fecale.
Le analisi di laboratorio hanno individuato un ceppo predominante di Shigella circolante tra i viaggiatori dal 2022, suggerendo una fonte persistente o un’esposizione continua. Anche per Salmonella è stato rilevato un ceppo persistente dal 2024.
L’ECDC stima che il rischio di infezione per i viaggiatori diretti nella regione di Santa Maria resti moderato, con ulteriori casi attesi fino all’identificazione della fonte e all’adozione di misure di controllo efficaci.
Non è esclusa la trasmissione secondaria nei Paesi europei, in particolare per Shigella, caratterizzata da una bassa dose infettante. Il contagio può avvenire attraverso contatto diretto, superfici contaminate e manipolazione di alimenti. Sono segnalati anche possibili casi di trasmissione in contesti familiari, strutture sanitarie e altri ambienti a stretto contatto.
L’ECDC continua a monitorare l’evento attraverso il sistema EpiPulse, in collaborazione con i Paesi coinvolti, l’Organizzazione mondiale della sanità e le autorità di Capo Verde. Le raccomandazioni già pubblicate nei precedenti report restano valide.