L’intelligenza artificiale sta modificando diverse fasi dello sviluppo dei farmaci, dalla scoperta di nuove molecole alla conduzione degli studi clinici. È quanto evidenzia il dossier “Intelligenza artificiale e salute”, pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) nel marzo 2026, che analizza le principali applicazioni degli algoritmi nella ricerca farmaceutica e nella medicina di precisione.
Secondo il documento, le tecnologie di intelligenza artificiale consentono di analizzare grandi quantità di dati molecolari e clinici per individuare nuovi target terapeutici e selezionare le molecole più promettenti già nelle prime fasi della ricerca. In questo modo è possibile ridurre tempi e costi dello sviluppo farmacologico, concentrando le risorse sui candidati con maggiore probabilità di successo.
L’IA trova applicazione anche nella sperimentazione clinica. Piattaforme basate su algoritmi predittivi permettono di analizzare rapidamente milioni di cartelle cliniche per individuare i pazienti idonei all’arruolamento negli studi e ottimizzare i criteri di inclusione ed esclusione. Il dossier cita, tra gli esempi, sistemi come TrialGPT, progettati per facilitare il matching tra caratteristiche cliniche dei pazienti e protocolli sperimentali.
Un altro ambito in crescita è quello della medicina di precisione. L’integrazione di dati clinici, genetici e ambientali consente di personalizzare i trattamenti e migliorare la selezione delle terapie più efficaci per il singolo paziente.
Il documento ricorda inoltre che alcuni farmaci progettati con il supporto dell’intelligenza artificiale sono già entrati nelle prime fasi di sperimentazione clinica, anche se nessuna di queste molecole è ancora stata approvata per l’uso clinico.
Secondo Aifa, l’adozione dell’intelligenza artificiale richiede tuttavia attenzione agli aspetti etici e regolatori, dalla trasparenza degli algoritmi alla protezione dei dati sanitari. In questo contesto, le tecnologie digitali sono destinate a diventare strumenti di supporto alle decisioni cliniche e alla ricerca, senza sostituire il ruolo del medico nel percorso di cura.