L’incontro tra sindacati e parti datoriali sulla sanità privata e sulle RSA si è concluso senza accordo e i sindacati hanno confermato lo sciopero nazionale del settore previsto per il 17 aprile. Lo riferisce una nota unitaria diffusa dai segretari generali di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL.
«L’incontro odierno presso il Ministero della Salute si è concluso con esito negativo», dichiarano i sindacati. «Nonostante la convocazione positiva e l’impegno di mediazione da parte del Ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni, non abbiamo registrato alcuna reale volontà delle parti datoriali di aprire concretamente la stagione dei rinnovi».
Secondo i sindacati, la vertenza riguarda circa 300mila lavoratrici e lavoratori del settore, impegnati nelle strutture della sanità privata e nelle RSA che erogano servizi sanitari e socio-assistenziali. «Parliamo di contratti che interessano lavoratrici e lavoratori che assicurano ogni giorno la resilienza del sistema sanitario nazionale e garantiscono i livelli essenziali di assistenza al pari dei colleghi del pubblico», affermano.
Nel comunicato i sindacati accusano le associazioni datoriali AIOP e ARIS di non voler avviare il rinnovo dei contratti nazionali del settore.
Tra le richieste avanzate al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome figura l’introduzione di un sistema di accreditamento che sia vincolato all’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative.
«La vigenza del Ccnl non può accumulare questa enorme distanza dal settore pubblico: chi effettua un servizio pubblico deve avere pari dignità salariale e normativa», affermano le organizzazioni sindacali.
La mobilitazione, aggiungono i sindacati, proseguirà nei territori con iniziative di protesta e con la richiesta di intensificare le ispezioni nelle strutture. «Il 17 aprile porteremo la voce della sanità privata in piazza a Roma: la tutela della salute dei cittadini passa necessariamente attraverso il rispetto del lavoro e il rinnovo dei diritti di chi se ne prende cura».