La Commissione Affari sociali della Camera dei deputati ha avviato il 24 febbraio 2026 l’esame della proposta di legge sulle disposizioni concernenti attività, stato giuridico e trattamento economico dei medici di medicina generale, con l’obiettivo di aggiornare l’organizzazione della professione alla luce dell’evoluzione dell’assistenza territoriale.
Il testo introduce un modello organizzativo che definisce per i medici di famiglia un impegno complessivo di trentotto ore settimanali. L’attività si articola tra assistenza diretta agli assistiti e attività orarie territoriali programmate, superando l’impostazione esclusivamente basata sul rapporto fiduciario e sulla quota capitaria.
Le ore dedicate alle attività territoriali comprendono, secondo la proposta, la presa in carico dei pazienti cronici, la partecipazione ai percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, le campagne vaccinali e di prevenzione, l’assistenza domiciliare, l’impiego di strumenti di telemedicina e il coinvolgimento in programmi di sanità pubblica. La riorganizzazione punta a rafforzare il ruolo del medico di medicina generale nella medicina di iniziativa e nella gestione proattiva della popolazione assistita.
Un elemento centrale della proposta riguarda l’integrazione operativa nelle Case della comunità e nelle altre strutture territoriali, individuate come sedi di coordinamento dell’assistenza primaria. Il provvedimento prevede la presenza dei medici di famiglia in tali strutture secondo modelli organizzativi definiti a livello regionale, in coerenza con la programmazione dell’assistenza territoriale.
Sul piano economico, la proposta introduce un sistema retributivo misto articolato in quota capitaria, quota oraria per attività programmate e componente premiale legata al raggiungimento di obiettivi assistenziali e organizzativi, con una percentuale minima indicata pari al trenta per cento della remunerazione complessiva.
Il testo interviene anche sul versante della formazione, prevedendo lo svolgimento di attività formative nel contesto dei servizi territoriali e delle Case della comunità e la possibilità per i medici in formazione di assumere incarichi temporanei in aree carenti sotto supervisione tutoriale, con l’obiettivo di favorire il ricambio generazionale e garantire continuità assistenziale.
Tra le misure organizzative figura inoltre la possibilità di accesso anticipato al pensionamento su base volontaria per medici prossimi ai requisiti, finalizzata a sostenere il turnover professionale e la programmazione del fabbisogno.
Secondo quanto riportato nella documentazione parlamentare, la proposta si inserisce nel quadro delle riforme dell’assistenza territoriale e mira a definire un modello professionale caratterizzato da maggiore integrazione multiprofessionale, responsabilità di popolazione e partecipazione alla governance dei servizi territoriali.