La firma definitiva del Ccnl Area Sanità 2022-2024 all’ARAN apre la stagione delle reazioni. Tutte le sigle sindacali hanno sottoscritto l’intesa, ad eccezione della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, che ha confermato il proprio dissenso. Per il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, “si tratta di un risultato concreto, non formale, che chiude una stagione di ritardi e restituisce certezze economiche a una categoria centrale per il Paese”. Il rinnovo, ha aggiunto, “valorizza competenze strategiche e rafforza l’attrattività del servizio pubblico”, sottolineando che “il Governo sta rispettando l’impegno di rinnovare i contratti della Pa, mettendo risorse reali nonostante un contesto finanziario complesso”.
Soddisfazione viene espressa da Anaao-Assomed e Cimo-Fesmed, che parlano di “un contratto prevalentemente economico, ma con segnali importanti”. “Portiamo a casa aumenti medi significativi e arretrati attesi da tempo”, affermano le due sigle, evidenziando che “per molti colleghi si tratta di cifre che vanno da 322 a oltre 500 euro lordi al mese, con arretrati che in alcuni casi superano i 14mila euro”. Secondo i sindacati firmatari, “in un quadro di risorse definite per legge, abbiamo ottenuto il massimo possibile”, e l’obiettivo ora è “aprire subito il tavolo per il triennio 2025-2027, per evitare nuovi ritardi e recuperare ulteriore potere d’acquisto”. Per Anaao e Cimo, inoltre, “le misure sulle aggressioni e sul patrocinio legale rappresentano un segnale di attenzione concreta verso professionisti sempre più esposti”.
Sulla stessa linea, Cisl Medici che parla di “un passo importante verso il pieno riconoscimento del valore della dirigenza sanitaria”. “Questo contratto rappresenta non solo un adeguamento economico, ma un investimento strategico sulla qualità, sulla motivazione dei professionisti e sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale”, dichiarano la segretaria generale Luciana Cois e il segretario generale aggiunto Aniello Pietropaolo. Secondo la Cisl Medici, la firma “segna un momento di grande rilievo per l’intero sistema sanitario pubblico”, rafforzando “il ruolo strategico della dirigenza sanitaria nella governance clinica, nell’innovazione organizzativa e nel miglioramento della qualità dei servizi ai cittadini”. Il sindacato rivendica “un confronto condotto con senso di responsabilità, competenza e visione strategica”, che ha posto al centro “la valorizzazione delle professionalità, il riconoscimento delle responsabilità esercitate e la tutela delle condizioni di lavoro”.
Anche AAROI-EMAC sottolinea l’importanza del risultato, pur ricordando che “come i precedenti, il contratto entra in vigore dopo la sua scadenza temporale”. Il presidente nazionale Alessandro Vergallo evidenzia però che “dal 2019 a oggi sono stati firmati tre Ccnl, dopo un blocco contrattuale durato 10 anni”, e che ora, “dopo il via libera delle Regioni all’Atto di indirizzo per il triennio 2025-2027, si concretizza per la prima volta dopo decenni la possibilità di chiudere un contratto prima della sua scadenza”. Vergallo rivendica la scelta strategica di “allocare il maggior numero possibile di risorse sulla parte fissa della retribuzione, per garantire aumenti certi e strutturali”. “Circa l’87% dell’incremento complessivo è stato destinato alle voci stipendiali fisse – spiega – di cui il 58,84% allo stipendio tabellare e circa il 28% alla retribuzione di posizione fissa”. Una impostazione che, sottolinea, consente “aumenti uniformi e costanti per tutti”, mantenendo margini sulle componenti variabili e “riducendo al minimo l’incremento della retribuzione di risultato, anche per evitare derive sull’impegno orario oltre le 38 ore medie settimanali”. “La firma definitiva – conclude Vergallo – è non solo la chiusura di un percorso che non poteva attendere oltre, ma il punto di partenza per una nuova fase di confronto”.
Di segno opposto la posizione della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn. Il segretario nazionale Andrea Filippi definisce l’intesa “un contratto definanziato rispetto all’inflazione reale del triennio” e sostiene che “gli aumenti non coprono la perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni”. “Non possiamo firmare un accordo che non introduce innovazioni normative significative e che rinvia al prossimo triennio risorse già previste”, afferma Filippi, puntando il dito contro “il congelamento di quote destinate all’indennità di specificità”. Per la Cgil, “si consolida una distribuzione delle risorse che rischia di ampliare le diseguaglianze interne alla dirigenza”. Il sindacato sottolinea inoltre che “in un Servizio sanitario nazionale attraversato da carenze di personale, dimissioni e fuga verso il privato o l’estero, serviva un segnale più forte sul piano economico e organizzativo”. E avverte: “La partita vera si giocherà sul contratto 2025-2027, dove sarà necessario reperire risorse adeguate per rendere il Ssn competitivo”.