Il Sindacato medici italiani (SMI) Emilia-Romagna contesta il richiamo dell’AUSL di Bologna sul corretto utilizzo delle classi di priorità prescrittiva per specialistica ambulatoriale e diagnostica, definendo il documento aziendale «grave» e potenzialmente lesivo dell’autonomia clinica dei medici. La presa di posizione è contenuta in un comunicato firmato dal segretario regionale Michele Tamburini, che interviene sul documento aziendale protocollo n. 0017244 dell’11 febbraio 2026 relativo al presunto corretto utilizzo delle priorità prescrittive.
Nel documento dell’AUSL, diffuso ai dipartimenti e ai medici prescrittori, si richiama l’attenzione sull’utilizzo appropriato delle classi di priorità per le prestazioni di specialistica ambulatoriale e diagnostica strumentale, ricordando che la priorità D (differibile) implica tempi massimi di erogazione pari a 30 giorni per le visite e 60 giorni per la diagnostica. Viene inoltre evidenziato che, nei casi in cui la prestazione sia programmabile oltre tali tempi, la priorità corretta da indicare è la P (programmabile).
Il sindacato giudica tuttavia l’impostazione del richiamo non condivisibile. «Tale impostazione è grave, impropria e istituzionalmente inaccettabile, poiché sottintende — senza alcun fondamento clinico né procedurale — una presunta inappropriatezza prescrittiva da parte dei medici di medicina generale», si legge nella nota. Secondo lo SMI, il documento finirebbe per mettere in discussione l’atto medico fondato su anamnesi, valutazione clinica e responsabilità professionale.
Tra le criticità segnalate anche il metodo utilizzato per la ricostruzione dei casi, basato — secondo il sindacato — su contatti informali con pazienti inseriti in prelista e privi di riscontri documentali verificabili. Lo SMI chiede quindi trasparenza sui presupposti del richiamo e ribadisce che la responsabilità clinica non può essere oggetto di valutazioni amministrative non condivise.
Il comunicato colloca inoltre l’episodio in un contesto più ampio di politiche regionali orientate, secondo il sindacato, alla riduzione delle prescrizioni e alla gestione delle liste d’attesa attraverso interventi sui comportamenti prescrittivi dei professionisti. In questo quadro, lo SMI sottolinea come una quota delle prescrizioni urgenti o differibili possa derivare da indicazioni specialistiche ospedaliere, evidenziando la necessità di un approccio organizzativo più ampio al tema dell’offerta sanitaria.