Il decreto sulle liste d’attesa varato a dicembre 2025 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 gennaio scorso non ha prodotto finora risultati concreti. È la posizione espressa dal Sindacato medici italiani (Smi) attraverso il presidente nazionale Ludovico Abbaticchio, che sollecita risposte dall’esecutivo e interventi strutturali sul sistema sanitario pubblico. Secondo il sindacato, tra le criticità più evidenti resta l’assenza di piattaforme nazionali omogenee capaci di garantire un servizio unico di verifica e gestione delle richieste indirizzate alle aziende sanitarie. In questo quadro, lo Smi segnala invece come positivo sul piano istituzionale il tentativo avviato in Puglia per migliorare l’accesso ai servizi, pur ribadendo che il cambiamento deve partire da un rafforzamento organizzativo e operativo del Servizio sanitario nazionale.
Tra le priorità indicate figura il potenziamento del personale amministrativo e socio-sanitario, insieme a un piano urgente di assunzioni nel comparto medico e sanitario per migliorare l’offerta assistenziale. Il sindacato guarda inoltre con attenzione alle proposte illustrate dal presidente della Regione Puglia Antonio Decaro a margine della Conferenza Stato-Regioni, ritenendole potenzialmente replicabili in altri territori. Nella lettura dello Smi, la situazione attuale è il risultato di anni di tagli alla spesa sanitaria e di scarsi investimenti nella medicina di prossimità, dall’assistenza domiciliare per i cronici al rafforzamento del sistema di emergenza-urgenza e della continuità assistenziale. Ciò avrebbe spostato il baricentro dell’assistenza sugli ospedali e sui pronto soccorso, accentuando le criticità di accesso e allungando i tempi di attesa.
Il sindacato richiama anche l’impatto delle disuguaglianze socioeconomiche e territoriali: la crescita della povertà e le differenze di finanziamento tra regioni, sostiene, indeboliscono il servizio pubblico e ampliano il divario tra chi può permettersi soluzioni alternative e chi resta affidato al SSN, già gravato da carichi burocratici e organizzativi. In questo contesto, secondo lo Smi, il settore privato trova margini di espansione. Per ridurre le liste d’attesa, la richiesta è quindi di investimenti pubblici più consistenti e vincolati alle regioni dotate di progetti qualificati, insieme alla valorizzazione del personale sanitario e amministrativo. “Ci vuole coraggio e responsabilità istituzionale”, afferma Abbaticchio, ribadendo la disponibilità del sindacato al confronto.