La richiesta di riconoscere formalmente la professione medica come attività gravosa sarà al centro della conferenza organizzata dalla Federazione europea dei medici dipendenti (FEMS) il 27 gennaio al Parlamento europeo. L’iniziativa mira ad aprire un confronto sul piano giuridico e previdenziale, con l’obiettivo di introdurre misure di tutela per i medici in relazione ai carichi di lavoro, alla turnistica e alla sostenibilità delle carriere.
Secondo quanto riportato da Medscape News Europe, la campagna è sostenuta anche da testimonianze di medici impegnati in contesti ad alta intensità assistenziale. Francesca Mattiuzzo, anestesista-rianimatrice a Roma, ha descritto turni continuativi, notti e festivi come elementi che rendono complesso il bilanciamento tra vita professionale e personale. Una posizione analoga è stata espressa da Anna Farina, anch’essa anestesista-rianimatrice, che ha richiamato il peso fisico e psicologico del lavoro clinico e la necessità di misure compensative, come una revisione dei turni e delle tutele previdenziali.
Il contesto richiamato dalla FEMS si inserisce in un quadro più ampio delineato dalla Organizzazione mondiale della sanità (WHO). In una rilevazione condotta su oltre 90.000 operatori sanitari in Unione europea, Islanda e Norvegia, il 28% dei medici ha dichiarato di lavorare più di 50 ore a settimana. Un terzo dei professionisti ha riferito sintomi di ansia o depressione e una quota analoga ha segnalato episodi di bullismo o minacce sul luogo di lavoro. Il 10% ha riportato esperienze di violenza fisica o molestie sessuali. Tra l’11% e il 34%, a seconda dei Paesi, ha dichiarato l’intenzione di lasciare il lavoro, in un contesto di carenza di personale stimata in 940.000 operatori entro il 2030.
La FEMS sottolinea che, nei 14 Paesi membri, il lavoro medico non è attualmente riconosciuto come attività gravosa né sul piano giuridico né su quello della sicurezza sociale, a differenza di altri settori in cui sono previste misure compensative. La federazione evidenzia carichi emotivi elevati, turni prolungati, pressione organizzativa e aumento degli adempimenti amministrativi come fattori che incidono sulla salute dei professionisti e sulla capacità di attrazione e mantenimento del personale.
Per Alessandra Spedicato, presidente della FEMS, il riconoscimento avrebbe una funzione strategica per rafforzare il reclutamento e la permanenza dei medici nei sistemi sanitari europei, in particolare in relazione alle aspettative delle generazioni più giovani in termini di sostenibilità delle condizioni di lavoro.