Potenziare organizzazione e dotazioni diagnostiche della medicina generale potrebbe consentire di ridurre fino a un terzo gli invii a visite ed esami di secondo livello, portando la gestione autonoma dei casi dal 50% attuale al 67% potenziale. È quanto emerge da un’indagine realizzata da Ipsos Doxa per Fimmg – Federazione italiana medici di medicina generale, condotta nel 2025 su un campione di 1.170 medici di famiglia e 1.500 cittadini.
Secondo il sondaggio, oggi circa il 50% degli accessi ai medici di medicina generale viene gestito senza ricorso a ulteriori accertamenti o consulenze specialistiche. La capacità di risoluzione presenta tuttavia una forte variabilità: il 51% dei medici dichiara di gestire autonomamente tra il 40% e il 70% degli accessi, il 33% meno del 40% e il 16% oltre il 70%.
Nello scenario prospettato dall’indagine, un rafforzamento delle condizioni organizzative e delle risorse disponibili consentirebbe di innalzare la quota di casi gestiti direttamente dal medico di famiglia fino al 67%, con una riduzione degli invii stimata fino a un caso su tre.
«Se mettiamo il medico di famiglia nelle condizioni di lavorare con più tempo, più strumenti diagnostici e un’organizzazione adeguata, possiamo migliorare la presa in carico dei pazienti e ridurre il ricorso improprio al secondo livello», ha dichiarato Paolo Misericordia, segretario nazionale Fimmg e responsabile scientifico dell’indagine.
Tra le leve indicate dai medici come prioritarie figurano una maggiore disponibilità di tempo per la visita, segnalata dal 55% del campione, e il potenziamento delle dotazioni diagnostiche in studio – come esami del sangue, elettrocardiogramma, spirometria ed ecografia – indicato dal 52%. Seguono la presenza di personale di supporto, come infermieri, fisioterapisti e psicologi (38%), la disponibilità di specialisti pubblici (29%) e il ricorso alla telemedicina (27%).
Dal lato dei cittadini, le innovazioni ritenute più utili coincidono in larga parte con le indicazioni dei medici, con una particolare attenzione alla possibilità di effettuare esami diagnostici direttamente nello studio del medico di famiglia e alla presenza di specialisti pubblici sul territorio.
Nel comunicato, Fimmg richiama il collegamento tra questi risultati e il percorso di rafforzamento dell’assistenza territoriale previsto dal Pnrr, in particolare con lo sviluppo delle Case della Comunità e con le risorse destinate alla diagnostica di primo livello già previste dalla normativa nazionale.