Chiedere un cambio di metodo nella riforma della medicina generale e rafforzare il confronto con i sindacati e gli stakeholder è la richiesta avanzata da SNAMI in una nota diffusa in questi giorni, che critica l’impostazione di interventi “calati dall’alto” senza un coinvolgimento strutturato di chi opera nelle cure primarie.
Secondo il sindacato, le riforme che incidono sull’organizzazione dell’assistenza territoriale richiedono ascolto, mediazione e una conoscenza puntuale della realtà operativa. SNAMI richiama l’esperienza del Servizio sanitario nazionale, sostenendo che decisioni assunte senza un confronto autentico con i professionisti difficilmente producono risultati efficaci sul piano organizzativo e assistenziale.
Nel comunicato, il sindacato ricorda di aver sollevato già nel 2012 criticità sul modello del cosiddetto “ruolo unico”, indicandone oggi gli effetti negativi in termini di perdita di attrattività della medicina generale e di difficoltà nel reclutamento. A queste dinamiche, SNAMI collega anche la ridotta propensione dei giovani medici a scegliere il lavoro sul territorio.
Da qui l’appello al Governo a proseguire nel percorso di riforma, ma mantenendo un confronto stabile con le rappresentanze professionali. SNAMI sottolinea che negli anni il dialogo tra Governo, Regioni e sindacato ha rappresentato una pratica istituzionale consolidata e chiede che questo metodo venga confermato anche nella fase attuale del processo di revisione dell’assetto della medicina generale.