Prevenzione e promozione della salute come assi strutturali delle politiche sanitarie per garantire sostenibilità, equità e universalismo al Servizio sanitario nazionale. È il messaggio lanciato dalla Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie (SIMG) nel convegno “La salute al primo posto: un futuro che costruiamo insieme”, svoltosi il 15 gennaio al Senato della Repubblica su iniziativa del senatore Francesco Zaffini, alla presenza del presidente del Senato Ignazio La Russa, del ministro della Salute Orazio Schillaci e del direttore regionale dell’OMS Europa Hans Henri Kluge.
Nel corso dell’incontro l’OMS ha delineato un quadro critico dello stato di salute dei cittadini europei, segnato da un aumento delle fragilità, da una maggiore incidenza dei disturbi di salute mentale e da bisogni assistenziali sempre più complessi, con disuguaglianze crescenti nell’accesso ai servizi. In questo contesto, secondo la SIMG, il medico di medicina generale è chiamato a un ruolo sempre più ampio, che va oltre la gestione clinica della malattia e include supporto all’autogestione, accompagnamento nella vita quotidiana e prevenzione delle complicanze. “Il SSN potrà rimanere universalistico ed equo solo attraverso un deciso cambio di paradigma, che porti a considerare la prevenzione come un investimento strategico ad alto rendimento sanitario, sociale ed economico”, ha sottolineato il presidente della SIMG Alessandro Rossi. Un cambiamento che implica «il passaggio da un modello reattivo, centrato sulla gestione della malattia, a un modello fondato sulla proattività, sulla prevenzione personalizzata e sull’incremento di salute per ogni fascia di età», e che deve partire dalla medicina di famiglia. “La standardizzazione degli interventi non è più sufficiente a rispondere alla complessità dei bisogni di salute della popolazione”, ha aggiunto Rossi, indicando la necessità di modelli basati sulla conoscenza dell’individuo e sulla stratificazione del rischio.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della sanità territoriale, cruciale in una fase storica in cui si vive più a lungo ma spesso con più anni in cattiva salute e con un aumento delle patologie croniche. “Un presidio territoriale forte e continuativo, con percorsi integrati e una relazione fiduciaria tra medico e paziente, permette di prevenire e gestire al meglio le cronicità», ha evidenziato Rossi, ricordando che la prevenzione è "un processo continuo” che richiede integrazione tra servizi sanitari e sociali, politiche mirate a partire da screening e vaccinazioni e modelli organizzativi di prossimità come Case di comunità e Aggregazioni funzionali territoriali, in grado di garantire continuità delle cure e integrazione multiprofessionale.