Il governo interviene sull’emergenza personale negli ospedali prorogando una misura tampone già adottata negli ultimi anni. Un emendamento al decreto Milleproroghe, annunciato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, estenderà per tutto il 2026 la possibilità per medici e dirigenti ospedalieri di restare in servizio fino a 72 anni, e non più solo fino a 70. La norma, in scadenza a fine 2025, viene dunque rinnovata per evitare un’ulteriore emorragia di professionisti dal Servizio sanitario nazionale.
La proroga riguarderà non solo chi è ancora in servizio, ma anche i medici già andati in pensione che non abbiano superato i 72 anni, i quali potranno rientrare volontariamente in corsia. Una scelta che punta a garantire la continuità assistenziale in reparti già sotto pressione e a scongiurare il rischio di chiusure, soprattutto nelle aree più periferiche del Paese. La decisione arriva dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi dalla Federazione Cimo-Fesmed, che aveva denunciato il possibile stop per circa 5 mila professionisti a livello nazionale, trattenuti in servizio grazie alle precedenti deroghe e diventati, in molti casi, indispensabili per coprire turni e assicurare l’operatività dei reparti. Senza una proroga, il venir meno di queste figure avrebbe potuto tradursi in un’immediata riduzione dell’offerta di servizi ospedalieri.
A pesare è anche la situazione di forte criticità segnalata da diverse regioni. In Calabria, in particolare, il mancato rinnovo della norma aveva fatto scattare l’allarme su alcuni presidi strategici. A Polistena, in provincia di Reggio Calabria, il rischio concreto era la chiusura del reparto di anestesia e rianimazione, con conseguenze pesantissime per un intero territorio. Analoghe difficoltà erano emerse anche all’ospedale di Locri. Non a caso, esponenti di Forza Italia come il presidente della Regione Roberto Occhiuto e il vice capogruppo alla Camera Francesco Cannizzaro avevano sollecitato un intervento urgente del governo, dopo mesi di mobilitazioni civiche.