Il disegno di legge delega sulla riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale, approvato dal Consiglio dei ministri, solleva perplessità tra i sindacati dei medici. In una nota diffusa il 13 gennaio, CIMO-FESMED esprime preoccupazione in particolare per l’introduzione degli ospedali elettivi privi di pronto soccorso, ritenuti a rischio di produrre effetti negativi sull’organizzazione della rete ospedaliera.
Secondo Guido Quici, presidente nazionale di CIMO-FESMED, “la creazione di strutture senza pronto soccorso rischia di frammentare ulteriormente la rete ospedaliera, aumentando i trasferimenti dei pazienti e la complessità organizzativa”. Il sindacato segnala che l’assetto delineato potrebbe tradursi in una separazione più marcata tra attività elettive e gestione dell’emergenza-urgenza, con ricadute operative sulle aziende sanitarie.
Uno dei nodi indicati riguarda proprio il carico sui pronto soccorso. “I pronto soccorso sono già oggi in forte sofferenza – sottolinea Quici – e il rischio è che alcune strutture vengano progressivamente svuotate delle attività elettive, trasformandosi di fatto in presidi quasi esclusivamente emergenziali”. Secondo il sindacato, questo scenario potrebbe incidere sulla qualità dell’assistenza e sulla tenuta dei servizi.
Nel comunicato viene richiamato anche il possibile effetto sulla mobilità dei pazienti. Pur riconoscendo che la creazione di poli di eccellenza potrebbe incidere sulla mobilità interregionale, CIMO-FESMED avverte che “si potrebbe assistere a un aumento della mobilità interna, con pazienti costretti a spostarsi tra strutture diverse per completare il percorso di cura”.
Un ulteriore profilo critico riguarda il personale sanitario. “C’è il rischio di un progressivo esodo dei professionisti dalle strutture più gravose, con difficoltà di reclutamento e squilibri nel mercato del lavoro medico”, afferma Quici, evidenziando le possibili ripercussioni sull’organizzazione delle équipe e sulla continuità assistenziale.
Il sindacato solleva infine il tema delle risorse economiche. Nel comunicato si contesta l’ipotesi che l’attuazione della riforma possa avvenire a invarianza finanziaria: “La realizzazione di poli di eccellenza richiede investimenti reali. Senza nuove risorse il rischio è quello di sottrarle ad altri segmenti dell’assistenza, penalizzando in particolare gli ospedali con pronto soccorso”.
Nel documento viene inoltre richiamata l’esperienza del DM 70 del 2015, indicato come precedente che ha prodotto una riduzione dell’offerta ospedaliera e una riorganizzazione giudicata problematica. Per CIMO-FESMED, l’attuazione della nuova riforma dovrà quindi evitare di riprodurre criticità analoghe sul piano dell’accesso ai servizi e dell’equilibrio della rete.