La mancata proroga delle norme che consentivano ai medici di lavorare fino a 72 anni e di affidare incarichi libero-professionali ai camici bianchi in pensione riaccende il confronto sul futuro degli ospedali italiani, stretti tra carenza di personale e difficoltà di attrarre nuovi professionisti. Sul tema dei medici over 70 le posizioni di Anaao-Assomed e Fnomceo restano distinte, pur condividendo la diagnosi di una crisi ormai strutturale del Servizio sanitario nazionale. Per il sindacato dei medici dirigenti la strada non può essere quella di prolungare l’attività lavorativa oltre l’età pensionabile. «Non si può pensare di sopperire alle carenze di organico degli ospedali con chi è già in pensione. Se mancano i medici si deve assumere e, se non ci sono le risorse, bisogna trovarle», afferma Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao-Assomed. Secondo il sindacato, il vero nodo non è l’assenza dei medici anziani dalle corsie, ma la perdita di attrattività del Ssn, che rende sempre più difficile trattenere e reclutare professionisti. «Siamo contrari, in linea di principio e di pratica, al fatto che i medici over 70 restino ancora in servizio, anche per una questione di sicurezza delle cure e della professione», sottolinea Di Silverio.
Anaao riconosce tuttavia un’unica eccezione: l’emendamento introdotto con la scorsa Manovra, che consente ai medici con più di 70 anni di continuare a lavorare su base volontaria, rinunciando agli incarichi apicali e svolgendo funzioni di tutoraggio. «In questo modo ha un senso. Gli ospedali sono vicini al collasso non certo perché non ci sono i medici over 70», ribadisce il segretario, rivendicando il diritto dei professionisti a una pensione dignitosa dopo anni di lavoro in condizioni spesso gravose. Più pragmatica la posizione della Fnomceo, che guarda alle conseguenze immediate dell’uscita di scena dei medici più anziani in un sistema già in affanno. «Le norme vanno lette alla luce del funzionamento attuale del Ssn: se non c’è più questa possibilità, cosa facciamo, torniamo ai gettonisti? Non abbiamo molte alternative e non possiamo chiudere gli ospedali», osserva Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei medici. Per Anelli, il ricorso temporaneo ai medici anziani è stato un argine a una crisi che dura da anni e che non è stata affrontata con interventi strutturali. Dal 2022, ricorda il presidente Fnomceo, l’Ordine chiede un vero “Piano Marshall” per i professionisti sanitari, capace di incidere su condizioni di lavoro, retribuzioni e organizzazione. «Si è perso tempo, mentre i medici lasciano il servizio sanitario pubblico e vanno all’estero. Servono norme concrete per attrarre e trattenere i colleghi», avverte.
Tra le priorità indicate, la riduzione della burocrazia, a partire dai piani terapeutici e dall’appropriatezza prescrittiva, definita «un falso problema» che sottrae tempo alla cura. Il confronto sui medici over 70 si inserisce in un quadro demografico e occupazionale preoccupante. Le stime indicano che entro il 2038 potrebbero andare in pensione fino a 39mila medici del Ssn, con un picco di uscite tra il 2029 e il 2033, mentre la carenza attuale è valutata in oltre 16mila professionisti. Anaao e Fnomceo convergono su un punto: senza investimenti strutturali sul personale, il ricorso ai pensionati o ai gettonisti resta un palliativo. Divergono invece sul ruolo che i medici over 70 possono ancora avere, tra il rischio di trasformare l’eccezione in regola e la necessità di garantire la tenuta degli ospedali.