In Puglia la sanità si apre al dialogo annunciato dal neo presidente della Regione Antonio Decaro, ma i medici alzano il livello dello scontro. Mentre gli Ordini professionali dichiarano la disponibilità a collaborare alla riforma del Servizio sanitario regionale, i sindacati della medicina generale e territoriale – Fimmg e Sindacato Medici Italiani (SMI) – proclamano lo stato di agitazione e denunciano decisioni unilaterali della Regione che rischiano di aggravare il caos organizzativo. Gli Ordini dei medici pugliesi accolgono positivamente l’apertura del Governatore. “Siamo pronti a collaborare per costruire una sanità nuova, capace di rispondere ai bisogni dei cittadini”, afferma Filippo Anelli, presidente dell’Omceo di Bari, che apprezza la volontà di coinvolgere i professionisti nelle scelte strategiche. Un passaggio ritenuto essenziale per affrontare problemi strutturali come le liste d’attesa, che non possono essere risolte con interventi episodici.
Sulle prime misure annunciate dalla Regione, però, arriva un avvertimento chiaro. L’estensione dei giorni e degli orari per gli esami diagnostici è una scelta di buon senso, sottolinea Anelli, ma senza personale rischia di restare inapplicabile. Lo stesso vale per il tema dell’appropriatezza prescrittiva, che non può essere ridotta a un criterio amministrativo: la valutazione clinica fa parte dell’atto medico e non può essere definita a posteriori. Le criticità emergono anche dai dati sui pronto soccorso, su cui la Regione ha acceso i riflettori. Nei 37 presìdi pugliesi mancano 116 medici rispetto alla dotazione organica, a causa della carenza nazionale di specialisti in medicina d’urgenza. Nel 2024 gli accessi sono stati oltre 1,14 milioni, ma solo il 2% classificati come emergenze, mentre circa l’80% ha riguardato codici non urgenti o differibili, confermando la pressione impropria sulle strutture di emergenza. Il clima si fa però più teso sul territorio. La Fimmg Puglia ha confermato lo stato di agitazione dopo la messa in mora dei medici di medicina generale e dei pediatri per la restituzione di circa 30 milioni di euro relativi agli anni 2016-2024. Un atto definito “illegittimo e offensivo” dal segretario regionale Antonio De Maria, che accusa il Dipartimento Salute di aver interrotto unilateralmente le relazioni sindacali. La Federazione chiede al nuovo presidente Decaro di convocare urgentemente un tavolo di confronto per ristabilire un metodo condiviso.
Ancora più duro il Sindacato Medici Italiani. SMI Puglia ha dichiarato lo stato di agitazione denunciando la “totale chiusura” delle istituzioni regionali al dialogo sindacale e l’adozione di provvedimenti unilaterali che mettono in discussione lavoro e compensi dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Secondo il sindacato, le recenti circolari regionali modificano di fatto gli accordi sottoscritti nell’Accordo integrativo regionale, violando le corrette relazioni sindacali e aprendo una deriva definita “antisindacale e autoritaria”. SMI annuncia valutazioni legali e possibili azioni giudiziarie, chiedendo l’intervento diretto della nuova Presidenza regionale per ristabilire il confronto.