La Fimmg rilancia la proposta di riconoscere in modo strutturale la medicina generale come “Spoke” della sanità di prossimità e di definire regole nazionali per l’integrazione con le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità. La posizione è espressa in un comunicato che commenta un approfondimento pubblicato nell’inserto Scenari – Sanità de Il Sole 24 Ore, dedicato all’evoluzione degli Accordi collettivi nazionali e ai modelli organizzativi territoriali.
Secondo la Federazione, la rete degli studi di medicina generale rappresenta già oggi lo snodo più vicino ai cittadini e può rendere operativa la riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR e dal DM 77/2022. «La medicina generale non è un “cantiere da aprire”: è un’infrastruttura già operativa, presente in ogni area del Paese», ha affermato Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg.
Il sindacato sottolinea la necessità di superare una logica di sperimentazioni frammentate e di costruire un sistema stabile e misurabile. «La politica ha davanti un’opportunità unica: fare in modo che l’integrazione tra AFT e Case della Comunità diventi un sistema stabile e misurabile, non una sommatoria di sperimentazioni», ha aggiunto Scotti.
Il comunicato richiama alcuni esempi di organizzazione territoriale citati nell’approfondimento del quotidiano economico, con realtà operative ad Alba, Fermo e Napoli, caratterizzate da lavoro in équipe, personale di supporto, attività condivise tra più medici e disponibilità di diagnostica di primo livello, come elettrocardiogrammi, spirometrie, prelievi ed ecografie, con l’obiettivo di ridurre il ricorso improprio a strutture distrettuali e ospedaliere.
Per la Fimmg, una delle priorità è chiarire cosa debba intendersi per “Spoke” della medicina generale, definendo standard minimi organizzativi e funzioni omogenee sul territorio, affinché la risposta al cittadino non dipenda dal contesto geografico. In parallelo viene indicata l’esigenza di una integrazione reale con le Case della Comunità, intese come Hub, e con gli Ospedali di Comunità, attraverso percorsi assistenziali con responsabilità chiare e passaggi fluidi.
Il sindacato richiama inoltre il tema dei team multiprofessionali, ritenuti necessari per liberare tempo clinico ai medici di famiglia, grazie al supporto amministrativo e infermieristico e a un’organizzazione stabile del lavoro. Un ulteriore elemento riguarda l’uso di strumenti digitali e di telemedicina, che secondo la Federazione devono essere interoperabili e integrati nella pratica quotidiana, evitando soluzioni episodiche o sperimentali.
Secondo Scotti, senza una definizione condivisa delle funzioni dello Spoke e senza un coordinamento nazionale, il rischio è che l’attuazione della riforma territoriale proceda in modo disomogeneo. La Fimmg sollecita quindi una scelta politica che consenta di completare in modo coerente il processo di riorganizzazione previsto dalle riforme in corso.