È una bocciatura netta e senza attenuanti quella che i principali sindacati dei medici e dei dirigenti sanitari riservano alla manovra 2026. Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fimmg, Fimp e Sumai parlano apertamente di un provvedimento che si è “consumato sulla pelle dei professionisti” e che rappresenta “un disastro per il Servizio sanitario nazionale”. Nel mirino finisce soprattutto il Ministero dell’Economia, accusato di aver di fatto commissariato il Governo e ribaltato una situazione che, fino a poche settimane fa, appariva finalmente favorevole alla categoria. Secondo le organizzazioni sindacali, la manovra è il risultato di un braccio di ferro interno all’esecutivo le cui conseguenze ricadono interamente su medici dipendenti e convenzionati e sui dirigenti sanitari. Una dinamica definita “estremamente offensiva” per chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute dei cittadini, mentre la sanità pubblica continua a fare i conti con carenze strutturali di personale e risorse.
Al centro delle critiche c’è il venir meno di misure considerate fondamentali. I sindacati denunciano il “blitz notturno” che, alla vigilia di Natale, ha affondato l’emendamento destinato a rendere disponibili risorse extracontrattuali già stanziate da due precedenti leggi di bilancio per la dirigenza medica. Un intervento che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto colmare un divario retributivo giudicato ingiustificabile e restituire dignità economica ai dirigenti sanitari, rimasti invece esclusi, così come i medici convenzionati, anche dall’adeguamento delle prestazioni aggiuntive utilizzate per affrontare il nodo delle liste d’attesa. La protesta si estende in modo particolare al territorio. I sindacati ricordano come siano stati ancora una volta dimenticati i circa 20mila specialisti ambulatoriali convenzionati pubblici, ritenuti centrali per la presa in carico dei pazienti cronici, per la riduzione delle liste d’attesa e per lo sviluppo dell’assistenza domiciliare, in linea con il Pnrr e il Dm77. Nessuna risposta, secondo le sigle, arriva neppure per la Medicina generale e la Pediatria di libera scelta, mentre continua a crescere la scarsa attrattività di questi ruoli per i giovani medici e il numero di cittadini senza un medico o pediatra di fiducia. Nel mirino finisce anche il trattamento fiscale dei convenzionati, definiti paradossalmente “i più tassati di tutti gli attori sanitari del pubblico”, nonostante in molti casi sostengano direttamente i costi dei fattori di produzione. Temi come la detassazione delle quote variabili legate a obiettivi strategici degli accordi collettivi nazionali, sottolineano i sindacati, sarebbero stati sufficienti per dare un segnale concreto, ma non hanno trovato spazio nella legge di bilancio.
Le sigle rivendicano invece di aver almeno scongiurato, grazie alle interlocuzioni con ministeri e Parlamento, il taglio del riscatto di laurea, giudicato incostituzionale e considerato un attacco a tutti i lavoratori che hanno investito tempo e risorse nella propria formazione. Positiva, seppur parziale, anche la valutazione sul fatto di aver firmato in anticipo i contratti, evitando che le risorse già previste finissero erose dalla svalutazione, mentre restano forti le critiche sulle norme che continuerebbero a penalizzare gli ospedali a vantaggio di un’eccessiva invasività del sistema universitario. Nel giudizio complessivo, la manovra viene descritta come priva di una visione globale e di una reale programmazione, concentrata più sulla gestione delle emergenze economiche che sulla tutela del diritto alla salute. “Lo stato sociale sembra ormai sostituito dallo stato economico”, affermano i leader sindacali, parlando di una deriva pericolosa che rischia di disgregare il sistema. Da qui l’annuncio di una linea di forte opposizione. “Ci prepariamo a un anno di barricate”, concludono Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fimmg, Fimp e Sumai, ribadendo l’impegno a contrastare quelli che definiscono continui attacchi alla sanità pubblica e ai suoi professionisti, considerati gli unici a reggere, nonostante tutto, un Ssn sempre più in difficoltà.