ANAAO Assomed e CIMO-FESMED chiedono al Governo di ritirare la norma contenuta nel maxiemendamento alla Manovra 2026 che ridimensiona il valore del riscatto di laurea ai fini del diritto alla pensione anticipata, annunciando il rischio di una valanga di ricorsi.
Secondo i sindacati, la misura penalizzerebbe i lavoratori che matureranno i requisiti pensionistici a partire dal 1° gennaio 2031, riducendo il conteggio degli anni riscattati utili per l’accesso alla pensione anticipata. Nel mirino anche il possibile allungamento delle finestre mobili di decorrenza dei trattamenti pensionistici, che potrebbe arrivare fino a due anni e nove mesi per i laureati.
«Riteniamo profondamente ingiusto e forse anche anticostituzionale penalizzare chi ha dedicato anni allo studio universitario», affermano Pierino Di Silverio, segretario nazionale ANAAO Assomed, e Guido Quici, presidente CIMO-FESMED. Secondo i sindacati, il riscatto di laurea rappresenta oggi uno degli strumenti principali per anticipare il pensionamento senza penalizzazioni per chi ha iniziato tardi la carriera lavorativa a causa della formazione universitaria.
Le organizzazioni contestano anche l’effetto retroattivo della misura, che inciderebbe sui riscatti già effettuati o in corso, riducendone la convenienza. «Anche limitare le nuove regole ai riscatti futuri sarebbe problematico», sostengono, richiamando i tempi lunghi dell’INPS nella gestione delle pratiche e il conseguente rischio di contenzioso.
Secondo ANAAO e CIMO-FESMED, i risparmi di spesa attesi dal posticipo del pensionamento verrebbero in parte compensati da minori entrate contributive e da un possibile aumento dei tassi di malattia e infortunio legati all’invecchiamento della forza lavoro. I sindacati sottolineano inoltre che la modifica delle finestre mobili finirebbe per allungare di fatto l’uscita dal lavoro, pur lasciando formalmente invariati i requisiti previsti dalla normativa vigente.
Nel comunicato, le sigle sindacali rivolgono infine un appello al Presidente del Consiglio affinché venga rivista la norma, ribadendo la richiesta di un ripensamento complessivo delle misure previdenziali che riguardano i lavoratori del Servizio sanitario nazionale.