“Il mio emendamento è in favore di medici e cittadini”. Micaela Biancofiore rivendica così la proposta alla manovra che sposta la responsabilità civile dai servizi sanitari direttamente sui professionisti, un intervento che la senatrice difende invitando i sindacati “a interpretare l’esasperazione dei cittadini vittime di errori clamorosi causati da medici sprovveduti”. Ma la reazione del mondo sanitario è stata immediata e compatta: ordini, sindacati, professionisti, maggioranza e Ministero della Salute si dicono contrari, giudicando la misura un passo indietro che scardinerebbe l’impianto della legge Gelli-Bianco. L’emendamento segnalato alla manovra prevede infatti che il medico risponda in via principale del danno a titolo di responsabilità contrattuale, mentre la struttura sanitaria – pubblica o privata – sarebbe chiamata in causa solo qualora avesse mancato nell’organizzazione del servizio, nella fornitura di dispositivi adeguati o addirittura nelle autorizzazioni necessarie. Una revisione radicale delle regole attuali che, secondo Filippo Anelli, presidente Fnomceo, “riporterebbe la materia indietro di anni luce”, cancellando in un colpo la normativa costruita nell’ultimo decennio. “Diventerebbe il medico il bersaglio principale delle richieste di risarcimento, sollevando le strutture”, avverte, sottolineando il rischio di una fuga verso altri Paesi.
La protesta dei sindacati è altrettanto netta: Anaao Assomed e Cimo-Fesmed parlano di “vergognoso attacco frontale alla categoria”, denunciando un tentativo di demolire l’equilibrio raggiunto dalla legge Gelli-Bianco mentre il Governo, parallelamente, dichiara di voler offrire maggiori tutele attraverso lo scudo penale. “Siamo all’epoca della caccia al medico”, sostengono, ricordando che in casi come l’asportazione del rene sano o l’intervento sull’arto sbagliato la responsabilità del professionista è già pienamente prevista dalla normativa vigente. E replicano direttamente a Biancofiore: “I cittadini sono già tutelati. L’unico effetto sarebbe una fuga di professionisti dal SSN”. Il fronte critico si allarga anche alla politica: da Noi Moderati ad Avs fino a Italia Viva arrivano prese di distanza, mentre il Ministero della Salute annuncia che esprimerà parere contrario, ritenendo inutile e controproducente una modifica che si muove in direzione opposta rispetto al lavoro portato avanti dal ministro Schillaci sulla colpa medica. A ciò si aggiunge la posizione interna alla stessa maggioranza: Andrea Costa, responsabile Sanità del partito di Biancofiore, si distanzia dall’emendamento.
Durissimo anche il giudizio della Federazione degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. Il presidente Diego Catania definisce la proposta “infondato e pericoloso”, spiegando che il legislatore, con la legge Gelli-Bianco e poi con lo scudo penale, ha sempre puntato a proteggere gli operatori da contenziosi strumentali. Al contrario, l’emendamento – sostiene – esporrebbe i professionisti a “una moltitudine di cause per danni reali o presunti”, spingendoli verso un eccesso di esami difensivi, il rifiuto di interventi rischiosi e l’aumento dei premi assicurativi. “Verrebbe meno la garanzia di cure tempestive, efficaci e sicure”, avverte Catania, chiedendo il ritiro immediato. Sul caso continua quindi a crescere una pressione trasversale: mentre Biancofiore insiste sulla necessità di tutelare i cittadini dalle eccezioni di una categoria “in minima parte sprovveduta”, il mondo sanitario ribatte che la tutela dei pazienti non nasce dalla moltiplicazione dei contenziosi, ma da un sistema normativo equilibrato. E avverte: se l’emendamento avanzasse, il prezzo lo pagherebbero i cittadini stessi, di fronte a un servizio sanitario indebolito da nuove fughe e da una medicina sempre più difensiva.