“Il diabetologo deve essere protagonista nella gestione della dislipidemia e del rischio cardiovascolare globale.” Così Riccardo Candido, past president dell’Associazione Medici Diabetologi (Amd) e presidente della Fondazione Amd, sintetizza il messaggio centrale del Libro bianco per la gestione della persona con diabete mellito e ipercolesterolemia a rischio cardiovascolare molto alto: trattare per prevenire.
Per Candido, “il libro bianco propone un cambio di paradigma: nella persona con diabete l’obiettivo non può più essere solo il controllo glicemico, ma la gestione integrata del rischio cardiovascolare”.
La nuova prospettiva prevede il controllo sinergico di tutti i fattori di rischio – glicemia, LDL-colesterolo, pressione arteriosa, peso corporeo, fumo – e una reale multidisciplinarità: “Serve una presa in carico coordinata e strutturata, non semplici collaborazioni episodiche tra specialisti”, afferma.
Secondo Candido, “la centralità del rischio cardiovascolare deve guidare le scelte terapeutiche”. Le linee guida italiane e internazionali invitano infatti a orientare la terapia non solo sulla glicemia ma sull’intero profilo cardio-metabolico. “Accanto all’uso appropriato dei nuovi farmaci antidiabetici con effetto protettivo cardiovascolare e renale – aggiunge – va migliorata anche la gestione dell’ipercolesterolemia, adottando strategie più precoci e aggressive per il raggiungimento dei target di LDL”.
Candido ricorda che “il 25% delle persone con diabete seguite nei centri Amd è a rischio cardiovascolare molto alto”. In questi pazienti, il diabetologo deve essere proattivo nel riconoscere chi non raggiunge i target di LDL e intervenire tempestivamente. “Ritardare il trattamento significa spesso non raggiungere mai l’obiettivo. Occorre partire da subito con terapie di combinazione, statine ad alta intensità e ezetimibe, e, se necessario, con inibitori della PCSK9 secondo le linee guida e le indicazioni Aifa.”
Un punto di forza della diabetologia è la capacità di monitoraggio sistematico: “Il follow-up è parte integrante della nostra pratica clinica. Siamo abituati a controllare periodicamente l’emoglobina glicata, e dobbiamo fare lo stesso con gli obiettivi lipidici”.
Restano tuttavia barriere da superare: “Per troppo tempo i diabetologi non hanno avuto accesso ai farmaci innovativi per la dislipidemia. Oggi Aifa ci include tra le figure autorizzate, ma l’applicazione è ancora disomogenea a livello regionale. È indispensabile che tutte le diabetologie, ospedaliere e territoriali, possano prescrivere le stesse opzioni terapeutiche”, sottolinea Candido.
Il documento si chiude con una call to action rivolta a società scientifiche, istituzioni e professionisti per tradurre il principio del “trattare per prevenire” in pratica clinica. Candido indica quattro priorità:
1. Revisionare e armonizzare i PDTA, includendo la gestione dei fattori di rischio cardiovascolare.
2. Uniformare le regole di accesso alle terapie innovative alle evidenze scientifiche, superando vincoli burocratici.
3. Creare reti cliniche e percorsi condivisi tra diabetologi, lipidologi, cardiologi e medici di medicina generale.
4. Promuovere formazione e sensibilizzazione sui nuovi approcci terapeutici.
“Lavorare insieme significa trasformare le evidenze in pratica clinica. Investire nelle terapie efficaci non è una spesa, ma un investimento che riduce eventi, ricoveri e costi sanitari già nel breve periodo”, conclude Candido.