Ogni anno in Italia si eseguono circa 100mila interventi chirurgici per lesione del menisco, secondo le stime della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (Siot). Si tratta di una delle patologie ortopediche più frequenti, con prevalenza tra uomini di età compresa tra 20 e 40 anni, spesso a seguito di traumi sportivi.
I sintomi tipici includono dolore localizzato al ginocchio, gonfiore, rigidità e difficoltà nei movimenti, talvolta associati a sensazioni di “blocco” o “scatto” articolare. Le cause variano in base all’età: nei giovani prevalgono i traumi, negli adulti attivi si sommano trauma e usura, mentre negli anziani la degenerazione del menisco è legata all’invecchiamento e all’artrosi.
“Una diagnosi precoce è essenziale per evitare complicazioni e peggioramenti – sottolinea Rocco Papalia, vicepresidente Siot e rettore designato dell’Università Campus Bio-Medico di Roma –. Il trattamento dipende dal tipo e dalla gravità della lesione, dall’età del paziente e dal livello di attività fisica. In molti casi sono sufficienti fisioterapia e riposo, ma quando il dolore persiste o compaiono blocchi articolari, l’intervento chirurgico diventa la soluzione più indicata”.
L’approccio di riferimento resta l’artroscopia, tecnica mininvasiva che consente di trattare la lesione con minore dolore post-operatorio e tempi di recupero più brevi. “L’artroscopia – spiega Pietro Simone Randelli, presidente Siot e ordinario di Ortopedia all’Università degli Studi di Milano – riduce i rischi rispetto agli interventi tradizionali, permette di preservare il tessuto sano del menisco e consente una riabilitazione più rapida”.
Il ritorno alle attività leggere avviene in genere entro una-due settimane, mentre per la ripresa sportiva possono servire quattro-sei settimane o più, a seconda del tipo di lesione e del protocollo riabilitativo.
Tra le nuove frontiere terapeutiche, la Siot segnala il trapianto di menisco e le tecniche rigenerative basate su cellule staminali o materiali biologici. Si tratta tuttavia di procedure ancora specialistiche, applicate in centri selezionati e non di routine nel Servizio sanitario nazionale. “Il trapianto è indicato in pazienti giovani con grave perdita meniscale, dolore persistente e assenza di artrosi avanzata – precisa Papalia –. Le metodiche rigenerative, ancora in fase di sperimentazione, mostrano buone potenzialità nei casi selezionati”.
La prevenzione resta centrale: mantenere un peso corporeo adeguato, rinforzare la muscolatura periarticolare, utilizzare calzature idonee e correggere la tecnica nei movimenti sportivi sono strategie efficaci per ridurre il rischio di lesioni.
“Ascoltare i segnali del proprio corpo e intervenire precocemente – conclude Randelli – è il modo migliore per preservare la salute del ginocchio nel tempo”.