Investire le nuove risorse in tre priorità, a partire dal personale. Il ministro della Salute Orazio Schillaci, in un’intervista a La Stampa, annuncia l’intenzione di assumere nuovi professionisti “anche con contratti sia orari che retributivi più flessibili”, valutando l’ipotesi di togliere i dipendenti del Servizio sanitario nazionale dal perimetro della Pubblica amministrazione per superare rigidità contrattuali.
La posizione ha suscitato reazioni immediate. Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, accoglie positivamente l’idea di un piano assunzioni, ma chiede “interventi robusti e concreti” per rendere attrattiva la professione: migliorare le condizioni di lavoro, aumentare le retribuzioni in linea con l’Europa, riformare la responsabilità medica e rafforzare l’integrazione ospedale-università. Di Silverio sottolinea la necessità di modernizzare il contratto di lavoro dei medici e dirigenti sanitari, con maggiore flessibilità e carriere meno bloccate, evitando “approcci ideologici” e traducendo le parole in azioni concrete.
Critica invece la Funzione pubblica Cgil, che definisce “preoccupante” l’ipotesi di escludere i dipendenti della sanità dal perimetro Pa, interpretandola come “un’ammissione dell’inefficacia del nuovo Ccnl sanità”, non firmato dal sindacato. Secondo la Cgil, le assunzioni finora effettuate hanno riguardato in gran parte stabilizzazioni di precari già in servizio, senza un reale incremento di organico. Il sindacato denuncia ancora 36mila lavoratori precari e 14mila contratti di collaborazione e stima in 510mila le assunzioni necessarie nei prossimi anni per sostituire il personale in uscita e potenziare i servizi. La richiesta al ministro è di un “confronto strutturato” per definire un piano straordinario di assunzioni e rendere attrattive le professioni sanitarie.