La pratica musicale a lungo termine può contribuire a mantenere giovane il cervello e a compensare il declino delle capacità uditive e cognitive legato all’invecchiamento. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Plos Biology e condotto da ricercatori della Baycrest Academy for Research and Education canadese e dell’Accademia Cinese delle Scienze.
Secondo gli autori, suonare uno strumento musicale nel corso della vita potrebbe potenziare la cosiddetta “riserva cognitiva”, un concetto che indica la capacità del cervello di adattarsi ai cambiamenti e di compensare i danni legati all’età o a patologie neurologiche.
La ricerca ha coinvolto 74 partecipanti, suddivisi in tre gruppi: 25 anziani musicisti, 25 anziani non musicisti e 24 giovani adulti non musicisti. Tutti sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale (fMRI) mentre svolgevano un compito uditivo complesso, che consisteva nell’identificare sillabe mascherate da rumore di fondo.
I risultati hanno mostrato che, durante il compito, gli anziani musicisti attivavano aree cerebrali e pattern di connettività funzionale simili a quelli osservati nei giovani adulti, in particolare all’interno dei flussi uditivi dorsali, implicati nell’elaborazione del linguaggio. Al contrario, gli anziani non musicisti mostravano un’attività cerebrale più disorganizzata e un maggiore sovraccarico neurale, segno di un maggiore sforzo cognitivo.
Gli autori ipotizzano che l’allenamento musicale favorisca un “modello giovanile” di attivazione cerebrale, contribuendo alla conservazione dell’integrità funzionale delle reti neurali, secondo il modello della “Hold-Back Upregulation”. In questo scenario, la riserva cognitiva non solo compensa il declino, ma previene anche l’insorgenza precoce dei segni dell’invecchiamento cerebrale, promuovendo migliori performance comunicative.
Il meccanismo sarebbe analogo a quello già osservato in altri contesti protettivi, come l’elevato livello di istruzione o il bilinguismo. Tuttavia, gli autori sottolineano che lo studio non può dimostrare un rapporto causale diretto tra attività musicale e prestazioni cognitive, pur offrendo evidenze coerenti con l’ipotesi.
“I nostri risultati – afferma Yi Du, co-autrice della ricerca – dimostrano che l’esperienza musicale rafforza la riserva cognitiva, aiutando il cervello a evitare il tipico sovraccarico neurale osservato negli anziani durante la comprensione del linguaggio in ambienti rumorosi”.
Sulla stessa linea anche Lei Zhang, che sottolinea come “uno stile di vita positivo aiuta gli anziani ad affrontare meglio il processo di invecchiamento cognitivo. Non è mai troppo tardi per iniziare un’attività stimolante come suonare uno strumento”.
Studi futuri saranno necessari per chiarire i meccanismi causali e valutare se l’educazione musicale possa essere integrata in programmi di prevenzione o riabilitazione cognitiva per la popolazione anziana.