La delibera della Regione Lazio che consente l'erogazione in farmacia di prestazioni di telemedicina come ECG, Holter pressorio e cardiaco a carico del Servizio sanitario regionale, continua a sollevare critiche da parte degli operatori sanitari. Dopo il ricorso al Tar del Lazio presentato dall'Associazione di Imprese Sanitarie Indipendenti (Aisi), anche i presidenti degli Ordini dei medici delle province laziali hanno espresso forte contrarietà, denunciando una disparità di trattamento tra farmacie e strutture sanitarie accreditate.
Secondo Aisi, la telemedicina costituisce a tutti gli effetti un atto medico e non può essere considerata un servizio commerciale. "Senza requisiti, personale qualificato e controlli si mette a rischio il paziente", ha dichiarato Karin Saccomanno, presidente Aisi, che sottolinea come gli esami diagnostici debbano restare in ambito ambulatoriale, con protocolli, sicurezza e continuità assistenziale garantiti.
L'Associazione contesta che alle farmacie venga consentito di effettuare prestazioni cliniche complesse senza un percorso di accreditamento identico a quello previsto per le strutture sanitarie, e fa riferimento al Rapporto Censis sulla farmacia, secondo cui il 77,5% dei cittadini vorrebbe la presenza di infermieri in farmacia, ma non in sostituzione di medici.
Anche il Direttore generale Aisi, Giovanni Onesti, ha parlato di "concorrenza sleale" e di "deregulation totale". In linea, il segretario generale Fabio Vivaldi, che ribadisce: "La telemedicina è un atto medico. Senza controlli, si mette a rischio la sicurezza delle cure".
A supporto della posizione di Aisi sono intervenuti anche i presidenti degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma, Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo, con una lettera indirizzata al presidente della Regione, Francesco Rocca. Nel testo si lamenta l'assenza di controlli equivalenti per le farmacie, rispetto agli iter lunghi e onerosi richiesti alle strutture accreditate per ottenere l'autorizzazione all'erogazione delle stesse prestazioni.
I medici laziali chiedono un confronto urgente con la Regione per chiarire le modalità di applicazione della norma e garantire equita, sicurezza e tutela dell'atto medico. Anche alcune organizzazioni della medicina generale e specialistica convenzionata chiedono chiarimenti sul motivo per cui prestazioni cliniche siano autorizzate alle farmacie ma non ai medici.